L’importanza di continuare a scrivere a mano ai tempi dell’IA
Scrivere a mano può diventare un modo per continuare ad allenare memoria, pianificazione e pensiero quando l’IA rende più facile delegare la scrittura.
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Scrivere a mano può diventare un modo per continuare ad allenare memoria, pianificazione e pensiero quando l’IA rende più facile delegare la scrittura.
Barthes, Foucault e l’IA riaprono la domanda sull’autore: quando la macchina scrive, l’autorialità può spostarsi verso scelte, curatela e responsabilità.
Alcuni tratti della scrittura umana sono diventati segnali di testo artificiale dopo l’abuso dei modelli. Così l’IA potrebbe finire per umanizzare noi.
Claude cita ripetutamente un autore inesistente e poi ammette la confabulazione. Sei accorgimenti pratici per ridurre le allucinazioni.
Una mail della Direzione per l'innovazione digitale con quattro errori. Non chiedo di usare l'IA, ma almeno un correttore automatico.
L'algoritmo non conosce la regola, conosce la statistica. Prima di incolpare l'IA per un output distorto, chiediamoci chi gliel'ha insegnato.
900 copie vendute in tre mesi autopubblicando su Amazon. L'editoria serve ancora, a patto che torni a selezionare per le idee e non per i follower.
Google Documenti segnala 'qual è' come errore. Creiamo le macchine, ma poi sono le macchine a riscrivere le regole con cui scriviamo e pensiamo.
Oggi un errore di grammatica ci infastidisce. Domani, sommersi da contenuti generati, potrebbe diventare la prova che dietro c'è un essere umano.
Rovelli propone il nescire aude: osare non sapere. In un mondo in cui le macchine sanno tutto, l'ignoranza diventa spazio, apertura, possibilità.
45.000 informazioni lette, 3.600 testi scritti, 1.800 post pubblicati: il funnel creativo che sta dietro a 400 pagine di libro.
Solo il 7% degli italiani sopra i 16 anni comprende pienamente un testo. Perdiamo competenze senza acquisirne altre in cambio.
Musk lancia un'enciclopedia generata dall'IA. Poterla interrogare è un vantaggio, ma il senso critico resta l'unico strumento che conta.
Presto non servirà più saper leggere e scrivere per vivere. Chi lo farà per scelta avrà un vantaggio, come chi oggi si tiene in forma.
In Kentucky i prestiti di libri sono più che raddoppiati dopo il divieto dei cellulari. Abbiamo tolto ai ragazzi il diritto alla noia.
Altman consuma un taccuino ogni due settimane. Non servono più a produrre, ma ad allenare il ragionamento che precede il risultato.
Graham prevede un mondo diviso tra chi sa scrivere e pensare e chi non lo sa più. Come per la forza fisica: resterà solo chi sceglie di esserlo.
Prompt cluster invece di parole chiave, risposta del chatbot invece di SERP. Ma sono decenni che non scriviamo più per gli esseri umani.
Prima chi viveva un'esperienza la raccontava e chi ascoltava la immaginava. Oggi basta un video: con l'IA il rischio cresce, soprattutto per i bambini.
Suleyman, Labatut, Kissinger, Gawdat e Zuboff: cinque libri per capire l'intelligenza artificiale tra scenari distopici, origini e sorveglianza.
Cinque motivi per avere una propria newsletter.
Eccomi sul palco del WeMakeFuture con una parte del gruppo di autori di newsletter NEWSLETTERATI.
La Fantascienza con cui siamo cresciuti sta diventano la Scienza Fantastica con cui cresceremo e che plasmerà il mondo che vivremo e come lo vivremo.
Oggi per essere ingegneri, ovvero saper programmare o dialogare con le macchine, serve anche essere poeti. Serve saper scrivere ed esprimere i propri concetti attraverso le parole.
L’immaginazione è il motore che ha fatto andare avanti (e talvolta indietro…) il mondo. Non possiamo perderla. Anche a costo di dover continuare a fare la fatica di immaginare, senza delegare a una macchina questo lavoro.
Due storie, opposte all'origini ma uguali nel risultato. La storia di Stephen King e di Ian Fleming e dei loro romanzi d'esordio.
I più grandi creativi condividono un percorso di crescita personale che li ha portati a conoscere e connettere discipline trasversali che andavano fuori da quello che poi sarebbe stato il loro settore.
Il rischio dell'Intelligenza Artificiale non è qualcosa che ci controlla nel senso orwelliano ("infliggere dolore"), ma piuttosto qualcosa che ci controlla "infliggendo piacere" (la visione del mondo di Huxley).
Quando ci stiamo annoiando il nostro cervello si attiva per inventarsi qualcosa di nuovo per evitare la noia ed è proprio in quel momento che diventiamo più creativi.