
Penso che ogni giovane (o meno giovane) dovrebbe vedere l’ultimo TED di Scott Galloway dove, in «44 slides e 720 secondi», viene fatto un ritratto allarmante della condizione economica, sociale e culturale di chi oggi ha vent’anni.
Una generazione che sembra non avere le forze di reagire a un passato troppo avido e a un futuro troppo precario. «La paura più grande dei miei genitori» dice Galloway «era che mi mettessi troppo nei guai. La mia paura più grande, onestamente, è che i miei figli non si mettano abbastanza nei guai.»
Per poi aggiungere: «Credo che Mark Zuckerberg abbia fatto più danni ai giovani della nostra nazione, guadagnando più soldi di qualsiasi altra persona nella storia.» Oppure «Quando si salva un Boomer proprietario di un ristorante, non stiamo facendo altro che rubare l’opportunità alla ventiseienne diplomata in un’accademia culinaria che vuole avere la sua occasione.» O ancora «Lo scopo dell’istruzione superiore è quello di dare una possibilità a chi non ha possibilità»
L’Italia è il primo paese al mondo in cui gli under 15 sono meno degli over 65. È quindi ovvio che qualsiasi politica sia pensata per gli anziani più che per i giovani.
Quella descritta da Galloway è una condizione che riguarda tanto i giovani in America quanto quelli in Italia, un Paese in cui, ricordiamocelo:
Un ragazzo su sei e una ragazza su dieci tra i 18 e i 24 anni non hanno il diploma.
Il 26% dei giovani di età compresa tra 18 e 24 anni è NEET (non lavora e non studia), rispetto alla media OCSE del 14%.
Il corpo docente in Italia è il più anziano tra i Paesi dell’OCSE e l’Italia ha la quota maggiore di docenti ultra 50enni.
L’Italia spende circa il 3,6% del suo PIL per l’istruzione dalla scuola primaria all’università, una quota inferiore alla media OCSE del 5% e uno dei livelli più bassi di spesa tra i Paesi dell’OCSE.
Più del 63% delle famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese (a fronte di una media Ue del 45,5%).
Gli stipendi sono più bassi oggi rispetto al 1990 e al contempo dagli anni ‘90 a oggi lo 0.1% più ricco del paese ha raddoppiato la sua ricchezza mentre il 50% meno benestante che nel 1995 controllava l’11% della ricchezza totale è passato al 3% con un calo dell’80%.
Gli indicatori del benessere dei giovani, in Italia, sono ai livelli più bassi in Europa e, nel 2022, quasi un ragazzo su due tra 18 e 34 anni ha almeno un segnale di deprivazione, 4 milioni e 870 mila persone.
L’Italia è uno dei Paesi d’Europa con il maggior numero di cervelli in fuga con un picco in Sicilia dove tra il 2015 e il 2019 il saldo migratorio per la popolazione tra i 15 e i 39 anni è stato negativo in media ogni anno di 11,5 ogni mille residenti e nel 2020 solo il 14,9% delle persone tra 25 e 64 anni era laureata, con un incremento medio nei cinque anni precedenti di appena l’1,7%. Ovvero: abbiamo sempre meno giovani e sempre meno laureati.
Ma soprattutto siamo il primo paese al mondo in cui gli under 15 sono meno degli over 65. Ed è quindi ovvio che qualsiasi politica sia pensata per gli anziani più che per i giovani.