Automazione e Disuguaglianza.

Complessivamente Microsoft, Amazon, Facebook, Google ed Apple, danno lavoro a meno di un milione di persone, contro una valorizzazione di mercato complessiva di svariati Trilioni di Dollari. Ovvero, grazie alla tecnologia, riescono ad avere marginalità, profitti e liquidità da capogiro con il minor numero di persone impiegate. Questo è normale. È il progresso. Dai tempi della Rivoluzione Industriale, le macchine hanno ottimizzato il lavoro così da poter aumentare la produttività.

Tuttavia oggi il tema della automazione del lavoro è sempre più legato a quello della disuguaglianza economico-finanziaria. Perché un futuro in cui i robot faranno il lavoro dell’uomo è un futuro di abbondanza, un futuro in cui si potrà produrre più ricchezza con meno costi, se non addirittura con costi marginali tendenti allo zero, ovvero il sogno di ogni imprenditore (una volta ammortizzato il costo di una macchina, questa produce ricchezza senza ulteriori costi aggiuntivi). Il punto è capire se sarà un’abbondanza distribuita e quindi di uguaglianza, oppure un’abbondanza accentrata e quindi disuguale.

Nel primo caso (abbondanza distribuita) saremo di fronte a un futuro radioso in cui si avvererà la previsione di Keynes, ovvero l’uomo lavorerà meno ore senza abbassare il proprio tenore di vita, e quindi avrà il “problema” di tenersi occupato e di coltivare l’arte della vita – che non vuol dire passare la giornata su Facebook ma investire il proprio tempo per fare volontariato, imparare nuove cose e migliorarsi come persone e come professionisti. Tutti potranno lavorare meno e meglio perché i benefici dell’automatizzazione sono ripartiti tra tutti. Nel secondo caso invece (abbondanza accentrata) saremo di fronte a uno scenario apocalittico fatto di disoccupazione e povertà di massa da una parte, e immensa ricchezza nelle mani di pochi individui dall’altra.

Ovvero un futuro di disuguaglianza e crescita stagnante, che l’economista francese Piketty ha ben riassunto nella formula r>g: quando il tasso di crescita (g) ristagna, sale quella derivante dal rendimento (r) del capitale guadagnato o, il più delle volte, ereditato. Con il risultato che i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri e la società si sposterà verso una società di stampo patrimoniale / ereditiero. Con un ulteriore paradosso, che Marx aveva già individuato più di duecento anni fa: la spinta a massimizzare la quota dei profitti è in contraddizione con la necessità di un’ampia domanda, ovvero aumenta la produzione ma diminuisce la domanda, perché in un futuro di disoccupati squattrinati nessuno avrà i soldi per comprare tutti i nuovi prodotti e i servizi resi disponibili dall’aumento della produttività.