La parola “priorità” è singolare, e così è rimasta fino al 1900, quando, per la prima volta nella storia, abbiamo iniziato ad usarla anche al plurale, semplicemente cambiando l’articolo: la priorità è diventato le priorità che con il tempo si sono moltiplicate.
Siamo entrati in un mondo di priorità, dove capire cosa sia prioritario è sempre più difficile. Risultato: non abbiamo mai tempo per fare quello che vorremmo fare. Come decidere quindi a cosa dare priorità?
- L’attore Matthew McConaughey, per esempio, propone questo metodo: al posto di essere una B in 5 cose, scegli di essere una A in tre cose. Ovvero fai meno cose, e cerca di farle meglio.
- Nel libro Essentialism (che ti consiglio) Greg McKeown condivide il suo metodo per focalizzare le nostre energie su ciò che è essenziale ricordandoci che «If you don’t prioritise your life, someone else will», se non decidiamo noi cosa è prioritario per noi, qualcun altro lo deciderà al posto nostro.
- Il mio amico Antonio, di Strtgy, ha addirittura ideato un Framework (che puoi scaricare qui) per mettere ordine nella tua vita e trovare il tempo per te.
- I Minimalists consigliano di dividere le nostre attività in Should e Must. E scegliere, ovviamente, le Must.
- Il Guru della Strategia Competitiva Michael Porter ci ricorda che, tanto nel lavoro quanto nella vita, la chiave del successo non sta nel sapere cosa fare ma nel comprendere cosa non fare.
- L’umorista statunitense Henry Wheeler Shaw scrisse che metà dei problemi della vita nascono dal fatto che diciamo sì con troppa facilità e no troppo tardi e quindi il modo migliore per dare priorità alle cose veramente importanti e dire di no a quelle che non lo sono.
E poi c’è anche un altro metodo che mi sento di consigliarti: dai priorità alle cose che ti fanno sentire vivo, o viva. Lo so, parlare di morte non è mai opportuno, ma ricordarsi di essere mortali è un buon modo per ricordarsi di essere vivi. E quando ci sentiamo vivi è più facile dare le giuste priorità. È più facile capire se quello che stiamo facendo è quello che vogliamo fare veramente. Quello che ci fa sentire la vita scorrere dentro di noi.
Ti saluto con queste parole che Dostoevskij scrisse al fratello nel 1849, subito dopo essere stato condannato ai lavori forzati:
«La vita è dappertutto, la vita è in noi stessi e non fuori di noi. Accanto a me ci saranno sempre degli esseri umani, ed essere uomo tra gli uomini e restarlo sempre, in nessuna sventura avvilirsi o perdersi d’animo: ecco in che cosa consiste la vita, ecco il suo compito»