“Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo su un palcoscenico e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.”
– Charles Bukowski
«Che fine ha fatto la semplicità?» si domandava Charles Bukowski «Sembriamo su un palcoscenico e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.»
È una riflessione che condivido. A metà degli anni novanta, il filosofo francese Jean Baudrillard sosteneva che con l’avvento della televisione siamo diventati tutti dei ready-made. Con il nuovo millennio, questo pensiero vale ancora di più. Nei tempi dei social media siamo tutti dei ready-self-made. Ci siamo fatti da soli.
Il nostro profilo sul social network ci rappresenta, ma, in quanto tale, è una rappresentazione di noi, non è noi. Siamo la nostra biografia su grande schermo. Chiunque può costruire la propria proposizione e diffonderla per la rete.
Se negli anni settanta, come sosteneva il re del Pop Andy Warhol, in futuro ognuno avrebbe avuto diritto a 15 minuti di celebrità, negli anni zero per il re della street-art Banksy, in futuro ognuno avrà diritto a 15 minuti di anonimato. L’anonimato sarà la celebrità del XXI secolo.
Se negli anni settanta, come sosteneva il re del Pop Andy Warhol, in futuro ognuno avrebbe avuto diritto a 15 minuti di celebrità, negli anni zero per il re della street-art Banksy, in futuro ognuno avrà diritto a 15 minuti di anonimato. L’anonimato sarà la celebrità del XXI secolo. Essere completamente anonimi, lontani da qualsiasi riflettore, ricerca, database, anagrafe o archivio reale o virtuale sarà il sogno proibito delle prossime generazioni. Il paradigma del Grande Fratello che ci guarda tutti si è evoluto. Ci ha inglobato. Il Grande Fratello è dentro di noi. Noi stessi siamo diventati l’essenza del Grande Fratello. Ognuno può costruirsi la propria forma di celebrità.