“Every child is an artist until he’s told he’s not an artist.”
– John Lennon
Ogni bambino è un artista, diceva John Lennon, finché non gli viene detto che non è un artista. Ma quando a un bambino viene detto che non è un artista?
Forse questo terribile momento coincide con l’inizio della scuola. Prima di andare a scuola un bambino disegna per istinto, per lui è naturale esprimersi. Lo fa perché sente il bisogno di farlo. Senza che nessuno gli dica che lo deve fare o come lo deve fare.
Poi arriva la scuola e sebbene al bambino non venga espressamente detto che non è un artista, tuttavia gli si dice di ingabbiare la sua creatività dentro dei quadretti, di colorare dentro le linee, di fare i compiti, di stare otto ore seduto su un banco. Ovvero, nella pratica gli si dice di mettere a tacere la sua pulsione creativa. Gli si dice di smetterla di essere un “creatore” per iniziare a diventare un “esecutore”.
I bambini sono creatori di natura. Poi arriva la scuola dove la loro creatività viene ingabbiata. Dove gli si dice di smetterla di essere un “creatore” per iniziare a diventare un “esecutore”.
Si pone freno alla bellezza di esprimersi e imparare. La si ingabbia. Pensiamo alla scrittura. A scuola si inizia facendo i dettati e non i temi. E non c’è nulla di più noioso di un dettato. “Scrivi quello che io ti dico e come io te lo dico”. Ecco allora che anche la scrittura diventa un obbligo, una forzatura.
Ai bambini bisognerebbe dare fogli bianchi su cui esprimersi. Dare loro la possibilità di sbagliare, fare errori, uscire dalle caselle. Per le regole c’è tempo. Non possono essere il punto di partenza.
Impariamo a camminare per istinto. Nessuno ci dice come fare. E lo stesso principio dovrebbe valere per tutto. Dovremmo circondare i bambini di punti di riferimento, di ispirazioni. Ispirarli, non obbligarli. Questa dovrebbe essere la regola a scuola.
Orson Welles diceva: «Non c’è nulla che il pubblico non capisca. L’unico problema è interessarli; una volta interessati, capiscono qualsiasi cosa al mondo.»
Riuscire a far interessare i bambini alla matematica, alla scienza, alla letteratura. Questa dovrebbe essere la missione di ogni insegnante.
Sul tema della narrazione per esempio, leggendo il saggio “How to Make the World Add Up”, ho trovato uno studio interessante in cui è stato chiesto alle persone di leggere testi narrativi e non narrativi e hanno rilevato che le persone leggevano la narrazione a velocità doppia e ricordavano il doppio delle informazioni in seguito.
Riuscire a far interessare i bambini alla matematica, alla scienza, alla letteratura. Questa dovrebbe essere la missione di ogni insegnante… quanto sarebbe bella e utile una scuola che al posto di insegnare come si fa qualcosa insegnasse ad appassionarsi alle cose.
Quanto sarebbe bella e utile una scuola che al posto di insegnare come si fa qualcosa insegnasse ad appassionarsi alle cose. Al posto di insegnare le regole della grammatica insegnasse la bellezza di scrivere. Al posto di fare dettati lasciasse i bambini e le bambine libere di tradurre in parole la loro immaginazione. Al posto di fare lezioni raccontasse storie.