Le nostre facce saranno le nostre targhe.

Ammetto che il mio è un look piuttosto comune. Non pensavo però ci fossero così tante persone (migliaia se non milioni) con l’89% di similarità con il mio volto. Tuttavia grazie a quell’11% di caratteristiche uniche che contraddistinguono la mia faccia, ovunque io vada posso essere rintracciato da una qualunque telecamera collegata a un qualunque sistema di riconoscimento facciale.

Il mio volto diventa così una sorta di targa, in grado di dire molto, se non tutto di me. Dove sono, con chi sono e cosa sto provando.

Ma questa non è una novità. Già nel gennaio 2015, sul Wall Street Journal, le giornaliste Elizabeth Dwoskin e Evelyn M. Rusli, scrissero un interessante articolo su come la tecnologia fosse in grado, grazie al riconoscimento facciale, di identificare una persona e di riconoscere le emozioni che quella persona stava provando attraverso la scansione dei suoi occhi e dei suoi muscoli facciali. Uno studio più recente invece, fatto da un team di ricercatori della HSE University e Open University for the Humanities and Economics di Mosca, ha dimostrato come un software basato su Intelligenza Artificiale partendo da un selfie, sia in grado di esprimere giudizi sulla personalità di un individuo che risultano più accurati di quelli fatti da un umano. Negli ultimi cinque anni, la tecnologia per il riconoscimento facciale si è molto evoluta e, grazie a sistemi sempre più sofisticati di Machine Learning e Intelligenza Artificiale, è in grado di mappare una popolazione leggendo i volti dei propri cittadini.

Se da una parte questa tecnologia può portare benefici all’umanità, dall’altra rappresenta una grave minaccia per la libertà e la privacy di ogni singolo individuo.

La situazione infatti si complica e si arricchisce se, al mero riconoscimento facciale, si affianca un database composto da miliardi di ritratti fotografici, propri e di altre persone. Ogni volta che postiamo una fotografia su un social network, o tagghiamo una persona assegnandogli un nome, o anche solo utilizziamo una delle tante app che trasformano i nostri ritratti, stiamo contribuendo alla creazione di enormi database, molto spesso pubblici e accessibili a chiunque, che vengono utilizzati per alimentare sofisticate tecnologie di riconoscimento facciale.

Tra queste, la più nota è Clearview AI che, basandosi su un database di tre miliardi di fotografie pubbliche, ha prodotto un software utilizzato da molte istituzioni e aziende americane, dalla New York State Police all’ufficio tecnico della Casa Bianca, per identificare i volti, e quindi le identità, delle persone anche quando sono incensurate.

Oggi però la situazione sta conoscendo un ulteriore cambio di direzione. Nell’ultimo anno infatti tanto le persone quanto le istituzioni sembrano (finalmente) dare maggior peso all’importanza della privacy. Riprendendo il caso di Clearview AI, da Maggio 2022, secondo un accordo con l’American Civil Liberties Union depositato presso un tribunale dell’Illinois, l’azienda di riconoscimento facciale non potrà più vendere il suo database di volti ad aziende ed enti privati statunitensi.

 

🔗 Qui trovi un mio approfondimento sul tema.

😐 Su questo sito puoi trovare anche tu migliaia di sosia (reali e non…).