
Come non pensare ad Antonio Gramsci, che nei “Quaderni del carcere” scriveva: «Odio gli indifferenti». Per lui, l’indifferenza non è neutrale, è complicità con il potere. Chi si depoliticizza non si sottrae semplicemente alla politica, ma lascia che siano altri a decidere per lui. In questo senso, la depoliticizzazione non è mai un atto innocente: è l’accettazione passiva di un ordine già dato.
Ma si può davvero “depauperare” la politica dalla vita? Hannah Arendt direbbe di no. Per lei, la politica non è solo governo o istituzioni, ma è il luogo in cui le persone si incontrano, parlano e agiscono insieme. È l’essenza stessa della libertà. Depoliticizzarsi significa smettere di agire, e quindi smettere di essere liberi.
Perché, come diceva Simone Weil, «l’attenzione è la forma più rara e pura di generosità» – e forse anche la prima forma di politica.