Perché inventare quando possiamo “reversare”?

Un programmatore ha utilizzato Claude per ricreare sette dei software più conosciuti di Adobe. Photoshop, Illustrator, Premiere Pro, Lightroom, After Effects, InDesign e Acrobat Pro. Si chiamano Crafting Apps, sono gratuiti, open source e sviluppati in Rust.

Secondo il loro creatore, sono stati realizzati senza utilizzare il codice originale di Adobe, semplicemente studiando il funzionamento dei programmi esistenti e ricostruendone le funzionalità.

Sono ancora versioni sperimentali, lontane dal poter sostituire i prodotti Adobe in ambito professionale. Però rappresentano un classico esempio di reverse engineering accelerato dall’IA.

Partiamo da qualcosa che già esiste, ne studiamo il funzionamento e proviamo a replicarlo. Un approccio che possiamo applicare anche a immagini, testi, video e molti altri contenuti.

In questo caso si parla di reverse prompting.

Prendiamo un contenuto esistente, chiediamo all’IA di ricostruire il prompt che potrebbe averlo generato e utilizziamo quel prompt, con lo stesso modello o un altro, per produrre una nuova versione.

Abbastanza simile da ottenere un risultato comparabile. Abbastanza diversa da sembrare originale.

Ma è davvero originale? Difficile stabilirlo, perché modificare qualche dettaglio, qualche parola o qualche pixel non basta necessariamente a evitare il plagio o a rispettare il diritto d’autore.

Allo stesso tempo, però, l’imitazione è sempre stata parte del processo creativo umano.

I pittori imparavano copiando i grandi maestri. I musicisti studiavano e riproducevano i brani di altri musicisti. Gli inventori smontavano e studiavano le invenzioni altrui.

E spesso proprio da quell’imitazione nascevano nuovi stili, nuove tecniche e nuove idee. La differenza è che oggi l’IA ci permette di comprimere enormemente questo processo.

Possiamo passare dall’osservazione alla replica in pochi minuti, saltando gran parte dello studio, della sperimentazione e degli errori che tradizionalmente accompagnavano l’apprendimento.

L’imitazione può essere un ottimo punto di partenza per la creatività. Diventa un limite quando si trasforma nel punto di arrivo.

Perché se oggi possiamo replicare quasi tutto, resta da capire che cosa valga ancora la pena inventare.