È la domanda che si fa l’Economist leggendo gli ultimi dati PISA.
La parola “intelligenti” va usata con cautela, perché PISA misura competenze e prestazioni scolastiche. Però i numeri raccontano un peggioramento difficile da ignorare.
Nel PISA 2025 la media OCSE ha raggiunto i valori più bassi mai registrati in lettura, matematica e scienze.
La lettura è scesa a 461 punti, 28 in meno rispetto al 2015. Secondo l’OCSE equivale a circa un anno e mezzo di apprendimento perso. La matematica è scesa a 463 punti, 22 in meno rispetto al 2015. E un quindicenne su cinque è ormai classificato come low performer contemporaneamente in tutte e tre le materie.

Le difficoltà aumentano soprattutto quando bisogna leggere testi lunghi, mantenere l’attenzione, collegare informazioni provenienti da fonti diverse, valutare criticamente ciò che si legge e riflettere prima di rispondere. I cosiddetti hasty readers, gli studenti che leggono velocemente e rispondono in modo frettoloso e sbagliato, sono quasi raddoppiati dal 2018.
Anche il rapporto con la tecnologia offre qualche indizio.
Più di uno studente OCSE su quattro dice che i compagni sono distratti dagli schermi nella maggior parte o in tutte le lezioni di scienze. Il 46% usa chatbot di IA almeno una volta alla settimana per studiare e il 29% li usa per scrivere o abbozzare compiti. L’OCSE trova risultati peggiori soprattutto quando la tecnologia sostituisce lo sforzo cognitivo invece di accompagnarlo.
Nel particolare:
- Nel ciclo PISA 2025 la media OCSE ha toccato i valori storici più bassi mai registrati in tutte e tre le aree fondamentali: Scienze (482 punti), Lettura (461 punti) e Matematica (463 punti).
- Mentre le scienze hanno mostrato una tenuta relativa nell’ultimo ciclo (-3 punti OCSE rispetto al 2022, non statisticamente significativo), la matematica ha perso 9 punti e la lettura ha registrato un crollo di ben 14 punti tra il 2022 e il 2025 (e un calo medio decennale di 27-28 punti).
- Il 20% degli studenti quindicenni OCSE è ormai classificato come low performer in tutte e tre le materie (sotto il Livello 2 di competenza base), in aumento rispetto al 16% del 2022.
Questo declino della comprensione del testo non è un artefatto statistico, né imputabile a una sola causa, ma deriva dall’interazione di quattro forze concorrenti:
- Livello degli studenti (attenzione ridotta e calo di motivazione):
- Non si tratta di una perdita generalizzata di qualsiasi competenza, ma di una difficoltà specifica sui compiti ad alto carico cognitivo: il calo maggiore si registra nelle prove con testi lunghi e in quelle che richiedono valutazione critica, riflessione e integrazione tra più fonti, mentre tengono meglio i compiti mirati alla mera localizzazione di singole informazioni.
- Aumento esponenziale dei cosiddetti “hasty readers” (lettori frettolosi che rispondono in modo rapido ma errato): nella prova di lettura la percentuale di risposte frettolose e sbagliate è quasi raddoppiata tra il 2018 e il 2025, passando dal 4,6% all’8,9%.
- Il calo di punteggio è più marcato nelle sezioni finali dei test rispetto a quelle iniziali, segnalando una minore tenuta della concentrazione e della perseveranza.
- Si registra un calo generalizzato dell’impegno dichiarato nei test a basso impatto (low stakes) e della curiosità verso l’apprendimento.
- Livello di scuola e classe (clima disciplinare e supporto):
- Minor tempo effettivo dedicato all’insegnamento a causa della gestione del disordine: secondo i dati collegati TALIS 2024, il tempo impiegato per mantenere la disciplina è salito in media dal 13% al 16%.
- Dopo il calo registrato durante la pandemia, il bullismo scolastico è tornato ad aumentare tra il 2022 e il 2025.
- Minore percezione da parte degli studenti di un supporto didattico costante (ad esempio, docenti che continuano a spiegare finché la classe non ha compreso a fondo).
- Pressioni a livello di sistema (complessità delle classi e governance debole):
- Classi sempre più eterogenee dal punto di vista didattico (secondo TALIS 2024, il 73% dei docenti insegna in classi miste con quote rilevanti sia di studenti a basse prestazioni sia di studenti ad alto potenziale), con una presenza crescente di studenti con background migratorio, bisogni educativi speciali o non madrelingua, a cui non sempre ha corrisposto un adeguamento delle risorse.
- Minore e meno sistematico ricorso ai dati di rendimento per monitorare e pianificare il recupero didattico post-pandemico.
- Tendenze sociali e culturali (nuove abitudini di lettura, digitale e post-pandemia):
- Erosione costante della lettura per piacere sia tra i ragazzi sia tra i genitori, a favore della lettura digitale frammentata (social media, feed veloci), che non allena la comprensione profonda.
- L’impatto della pandemia da COVID-19 non è legato solo alla durata delle chiusure scolastiche nel 2020, ma ha innescato un forte aumento dell’assenteismo cronico negli anni successivi (studenti assenti almeno ogni due settimane passati dal 10,7% nel 2019 al 14,8% nel 2023).
- Diminuzione del dialogo e del supporto scolastico in famiglia rilevato tra il 2022 e il 2025.
Il report sottolinea anche che l’effetto della tecnologia non dipende dalla disponibilità dei dispositivi, ma dal tipo e dall’intensità di utilizzo:
- Uso moderato vs uso per svago: Un impiego limitato o moderato degli strumenti digitali per finalità didattiche a scuola è correlato a migliori punteggi (specie in scienze); al contrario, l’uso dei dispositivi per svago e tempo libero durante l’orario scolastico mostra una forte correlazione negativa con il rendimento.
- Distrazione digitale in classe: In media nei Paesi OCSE, il 28% degli studenti riferisce che i compagni sono distratti dagli schermi nella maggior parte o in tutte le lezioni di scienze. Solo il 39,2% degli studenti dichiara di non riscontrare alcuna distrazione da dispositivi. Nei Paesi ad alte prestazioni (Giappone, Corea, B-S-J-Z Cina), meno del 10% degli studenti segnala problemi di distrazione.
- Efficacia delle policy scolastiche: Nelle scuole che applicano regole chiare sui telefoni cellulari – siano esse il divieto esplicito di smartphone nei locali scolastici o linee guida disciplinari ben definite per l’uso dei dispositivi – la probabilità di distrazione tra gli studenti è sensibilmente inferiore (rapporto di probabilità/odds ratio < 1).
- Shift digitale extrascolastico: Tra il 2022 e il 2025 è aumentata la quota di studenti che trascorrono oltre un’ora al giorno sui social network (sia nei giorni feriali sia nei weekend), mentre è diminuito il tempo dedicato a tutorial informativi, ricerche online o creazione di contenuti digitali.
- Cyberbullismo: Sebbene riguardi una frazione ridotta di studenti rispetto al bullismo tradizionale (circa il 3% riferisce di aver subìto diffusione di informazioni personali online senza consenso), il cyberbullismo è associato al gap di rendimento più marcato (-48 punti).
- Problem solving computazionale: Gli studenti eccellono quando sviluppano abilità di autoregolazione nell’ambiente digitale. Sistemi come Macao, Singapore, B-S-J-Z (Cina) e Giappone guidano la classifica globale, dimostrando che la competenza computazionale non è una mera familiarità con lo schermo, ma capacità di sperimentare, modellare e risolvere problemi complessi in modo autonomo.
In merito all’IA invece il PISA 2025 fotografa per la prima volta l’uso pervasivo dell’IA generativa tra i quindicenni, rilevando una dinamica complessa:
- Diffusione: Il 46% degli studenti OCSE utilizza chatbot di IA (es. ChatGPT) almeno una volta alla settimana “per farsi aiutare a studiare/imparare” (Help me learn), mentre il 29% li impiega almeno settimanalmente per farsi redigere o bozzare testi per compiti scritti (Draft texts for assignments).
- Relazione tra uso e rendimento:
- IA come scorciatoia: Gli studenti che usano i chatbot per compiti specifici di scrittura/bozze ottengono, in media, punteggi nettamente inferiori rispetto a coloro che non ne fanno uso (la performance scende sensibilmente all’aumentare della frequenza d’uso quotidiana).
- IA come supporto allo studio: Chi usa l’IA saltuariamente come tutor (“Help me learn” una o due volte a settimana) ottiene punteggi migliori rispetto agli utilizzatori quotidiani compulsivi o a chi la impiega solo per evitare lo sforzo cognitivo. L’OCSE avverte: il vero apprendimento richiede “cognitive struggle” (sforzo cognitivo); se l’IA viene usata per sostituire il pensiero anziché per stimolarlo, danneggia lo sviluppo delle competenze.
- Alfabetizzazione all’IA (AI Literacy) e vulnerabilità alla disinformazione:
- In media il 62,6% degli studenti dichiara di svolgere in classe attività per valutare la veridicità e l’affidabilità delle informazioni prodotte dall’IA.
- Chi abbina l’uso frequente dell’IA ad attività scolastiche di valutazione critica delle informazioni ottiene prestazioni migliori.
- Tuttavia, il 46% degli studenti OCSE si affida ancora principalmente al “buon senso” anziché verificare le fonti e credere agli studi scientifici quando si trova di fronte a possibili fake news prodotte dall’IA, risultando altamente vulnerabile alla disinformazione realistica.
- Esiste il forte rischio di un divario sull’IA: le opportunità di apprendere la valutazione critica dell’IA sono concentrate soprattutto tra gli studenti più avvantaggiati dal punto di vista socio-economico.
C’è poi un intero capitolo dedicato all’attitudini degli studenti verso l’apprendimento (Student attitudes towards learning), un modello multidimensionale che valuta la motivazione, la learner agency e le convinzioni cognitive:
- Crescente noia e calo di curiosità:
- La quota di studenti che non trova noioso apprendere cose nuove è crollata: in 60 sistemi educativi su 71 con dati comparabili si è registrata una diminuzione netta tra il 2022 e il 2025, in 30 dei quali con cali superiori a 10 punti percentuali. Nessun sistema ha registrato miglioramenti su questo fronte.
- Negli stessi anni sono diminuite la curiosità dichiarata e la propensione a portare a termine compiti noiosi o difficili.
- Disaccoppiamento tra rendimento e attitudine: I sistemi con i punteggi accademici più alti non sono necessariamente quelli con gli studenti più motivati o ingaggiati. In media nei Paesi OCSE, solo il 14% degli studenti è classificabile contemporaneamente come “competente” (ovvero sia con alta proficiency sia con alto engagement/motivazione).
- Differenze di genere e socio-economiche:
- Le ragazze manifestano livelli significativamente superiori di curiosità, perseveranza, richiesta di aiuto regolata (help seeking), definizione degli obiettivi (goal setting) e growth mindset. I ragazzi tendono invece a riportare punteggi leggermente più elevati nell’adattabilità cognitiva.
- Gli studenti socio-economicamente avvantaggiati riportano livelli di engagement, curiosità e motivazione superiori in tutte le dimensioni rispetto ai coetanei svantaggiati.
- Growth Mindset e resilienza:
- Il 69,3% degli studenti OCSE dimostra un growth mindset (la convinzione che la propria intelligenza possa svilupparsi con l’impegno).
- Chi possiede un growth mindset ha una probabilità 3 volte superiore di credere nella mobilità sociale. A loro volta, gli studenti svantaggiati ma “accademicamente resilienti” (capaci di raggiungere il quartile più alto di rendimento) presentano tassi molto alti di fiducia nella mobilità sociale e di mentalità di crescita (quasi 4 su 5).
Passando poi all’Italia la fotografia dell’INVALSI 2026 non rassicura molto.

Alla fine delle superiori solo il 54% degli studenti raggiunge un livello considerato adeguato in Italiano. In Matematica siamo al 52%. In terza media raggiunge il livello previsto in Italiano il 56,9% degli studenti, contro il 66% del 2018. Nei professionali, alla fine delle superiori, la percentuale di studenti con competenze adeguate in Italiano scende al 20,3%.
Quasi uno studente su due arriva quindi alla fine di tredici anni di scuola senza raggiungere il livello atteso nella lingua in cui ha studiato per tutta la propria vita scolastica.
Curiosamente, l’Inglese va nella direzione opposta. È l’unica area che continua a migliorare. In terza media raggiunge il livello previsto l’82,5% degli studenti nella lettura e il 70,3% nell’ascolto, con forti progressi rispetto al 2018.
Nel particolare del report INVALSI, l’indagine ha coinvolto oltre 2,4 milioni di allievi in circa 11.400 istituzioni scolastiche nei gradi chiave del percorso formativo: Grado 2 e Grado 5 (Primaria), Grado 8 (terza secondaria di I grado), Grado 10 (seconda secondaria di II grado) e Grado 13 (ultimo anno delle superiori).
- Italiano:
- Scuola primaria (Grado 2 e 5): In seconda primaria il punteggio medio scende a 191,6 punti, segnando il minimo storico dal 2019. Il 67,3% degli alunni raggiunge almeno la fascia base, ma si riduce la quota di allievi nei livelli alti. In quinta primaria si attesta al livello base il 72,7% (-2,5 punti percentuali rispetto al 2025).
- Scuola secondaria di I grado (Grado 8): Raggiunge il traguardo minimo prescritto (Livello 3 o superiore) il 56,9% degli studenti, evidenziando una flessione continua rispetto al 2018 (66%) e al 2021 (62%).
- Scuola secondaria di II grado (Grado 10 e Grado 13): In seconda superiore raggiunge il livello base il 61,3% degli studenti (in calo dai 66-70% pre-pandemici). All’ultimo anno (Grado 13) si osserva invece un recupero congiunturale nel 2026: il 54,1% raggiunge il livello adeguato (+2,4 punti percentuali rispetto al 2025), pur restando nettamente sotto il livello del 2019 (64%).
- Matematica:
- Scuola primaria: In seconda primaria il punteggio scende a 189,2 punti (minimo della serie storica), con solo il 63,7% degli alunni al livello base (-3,3 punti percentuali) e una quota del 36% sotto la soglia. In quinta primaria gli alunni al traguardo base sono il 63,3% (-3,1 punti percentuali).
- Scuola secondaria di I grado: Il 54,5% raggiunge il Livello 3, in calo rispetto al 2018 (61%) e al 2021-2024 (stabile al 56%).
- Scuola secondaria di II grado: In Grado 10 si registra una sostanziale stabilità post-pandemica con il 54,6% che raggiunge il traguardo. In Grado 13 si riscontra un rimbalzo positivo nel 2026: il 52,1% raggiunge la sufficienza (+2,9 punti percentuali rispetto al 2025), recuperando terreno ma rimanendo lontano dal 61% del 2019.
- Inglese (L’eccezione positiva):
- Si conferma l’unica area disciplinare in costante e strutturale crescita lungo tutte le serie storiche.
- In Grado 5: in Reading (A1) il 90,9% centra l’obiettivo; in Listening l’84,6%.
- In Grado 8: l’82,5% raggiunge il traguardo A2 in lettura (+9 punti rispetto al 2018) e il 70,3% nell’ascolto (in aumento di ben 16 punti dal 2018).
- In Grado 13: raggiungono il livello B2/B1+ il 62,7% in Reading (+8 punti percentuali tra 2025 e 2026) e il 47,8% in Listening (+4 punti percentuali).

A livello strutturale i dati segnano:
- Il divario territoriale (Nord-Sud):
- Già presente in forma embrionale in seconda primaria (svantaggio del Mezzogiorno di circa 5-6 punti percentuali), la forbice territoriale si allarga drasticamente nella scuola secondaria: al termine delle superiori, tra il Nord Est e il Sud e Isole si registra una distanza netta (a parità di altre condizioni) di circa -15/18 punti in Matematica e -17 punti in Inglese-Listening. Al Sud e nelle Isole oltre la metà degli studenti non raggiunge le competenze di base previste al diploma.
- La canalizzazione per indirizzo di studio (Secondaria di II grado):
- Nelle scuole superiori si assiste a una fortissima stratificazione degli esiti:
- Italiano (Grado 13): 77,1% di competenza adeguata nei licei classici/scientifici/linguistici, 52% negli altri licei, 41% negli istituti tecnici e appena 20,3% nei professionali.
- Matematica (Grado 13): Raggiunge il traguardo l’85,4% al liceo scientifico, il 48,8% nei tecnici, il 43% negli altri licei e il 19,6% nei professionali.
- Divari di genere:
- In Italiano, le femmine mantengono un vantaggio costante nella secondaria (+5,9 punti in terza media, +4,7 punti in quinta superiore).
- In Matematica, il divario a sfavore delle bambine si manifesta precocemente già in seconda elementare (-3,6 punti percentuali), si accentua in quinta primaria (-7,3 punti percentuali) e persiste fino alla maturità (-4,5/5,8 punti di svantaggio per le ragazze).
- Background migratorio e status socio-economico (ESCS):
- Gli studenti di prima generazione mostrano ritardi molto marcati in Italiano (oltre -20 punti in Grado 8), mentre nell’ascolto dell’Inglese (Listening) gli studenti con background migratorio conseguono punteggi significativamente superiori rispetto agli italofoni non immigrati (+8,3 punti per le prime generazioni e +14,3 per le seconde in Grado 8).
Confrontando poi i dati delle rilevazioni nazionali INVALSI 2026 e l’indagine internazionale PISA 2025 possiamo tracciare un quadro completo, evidenziando numerose convergenze di fondo e alcune differenze prospettiche:
A. Sintonia sul declino di lungo corso di Lettura e Competenze di Base
- Dato PISA: L’OCSE segnala una perdita drammatica nella comprensione della lettura (il punteggio medio OCSE cala di 14 punti tra il 2022 e il 2025 e di 27 punti dal 2015), registrando una discesa marcata su compiti analitici e testi lunghi. L’Italia in PISA si colloca a 474 punti in Lettura e 468 in Matematica.
- Dato INVALSI: Mostra una dinamica analoga. In seconda primaria, terza media e seconda superiore i punteggi di Italiano toccano i minimi storici o restano congelati sotto i livelli pre-Covid. Entrambi i rapporti concludono che non si tratta di un problema temporaneo post-pandemico, ma di mutamenti strutturali (abitudini cognitive frammentate, minor lettura prolungata di testi cartacei complessi, aumento della disattenzione).
B. La frammentazione interna: tra scuole (PISA) e tra indirizzi/regioni (INVALSI)
- PISA 2025: Sottolinea che nei Paesi OCSE la quota di variazione tra scuole è in media del 31%; in Italia, pur essendoci una forte variabilità interna, emerge una forte dispersione legata al contesto socio-economico (ESCS spiega il 12% della varianza nelle performance scientifiche).
- INVALSI 2026: Scompone questa dispersione con precisione chirurgica: in Italia la varianza tra scuole riflette essenzialmente due spaccature:
- La segregazione per indirizzo scolastico: all’età di 15 anni (Grado 10, coincidente con la coorte PISA) vi è un abisso tra i licei classici/scientifici (dove l’83-86% raggiunge le competenze adeguate) e gli istituti professionali (dove meno del 20-27% le raggiunge).
- La spaccatura geografica: l’iniquità dell’offerta formativa e dei contesti territoriali penalizza sistematicamente il Sud e le Isole.
C. Convergenza sul divario di genere
- In Lettura: Sia PISA che INVALSI evidenziano un marcato vantaggio delle femmine (in PISA le ragazze superano i ragazzi di 30 punti a livello OCSE e di 28 punti in Italia; in INVALSI il vantaggio è di circa mezzo anno di scolarità).
- In Matematica: Entrambi i rapporti fotografano il divario a favore dei maschi (in PISA l’Italia registra +17 punti per i ragazzi contro la media OCSE di +13; in INVALSI il divario emerge fin dai 7 anni di età con -3,6 punti percentuali in II primaria e permane per tutto il percorso scolastico).
D. Tecnologie e Digitale: Strumento contro Scorciatoia
- PISA 2025: L’indagine internazionale analizza in dettaglio l’interazione con l’Intelligenza Artificiale e i dispositivi: l’uso ricreativo o passivo (es. farsi scrivere i testi dall’IA o distrarsi con lo smartphone) crolla i risultati, mentre l’uso attivo, critico e autoregolato migliora il rendimento.
- INVALSI 2026: Introduce in parallelo la valutazione sistematica delle Competenze Digitali (DigComp 2.2) nei Gradi 10 e 13, evidenziando come la cittadinanza e le abilità digitali non siano innate nei “nativi digitali”, ma richiedano un insegnamento strutturato per evitare che si trasformino in un’ulteriore fonte di disuguaglianza.
| Dimensione | OECD PISA 2025 (Internazionale / Italia) | INVALSI 2026 (Nazionale Italia) |
|---|---|---|
| Popolazione target | Campionaria: quindicenni (studenti nati nel 2009) | Censuaria: Gradi 2, 5, 8, 10, 13 (dai 7 ai 19 anni) |
| Lettura / Italiano | Minimo storico OCSE; perdita di capacità analitica su testi lunghi e incremento di “hasty readers”. Italia a 474 punti. | Minimo storico in II primaria e Grado 8; tenuta/recupero parziale all’ultimo anno delle superiori. |
| Matematica | Forte caduta post-2018 a livello OCSE (463 punti); Italia a 468 punti. | Flessione generalizzata, con un persistente svantaggio femminile che nasce fin dal Grado 2. |
| Lingua Inglese | Modulo opzionale (FLA – Vol. II). | Unica materia con un trend costantemente positivo su tutto il territorio (sebbene permangano divari Nord-Sud nel Listening). |
| Equità e Divari | Status socio-economico (ESCS) predittore chiave; riduzione del divario socio-economico dovuta al calo degli avvantaggiati anziché al recupero dei vulnerabili. | Forte incidenza dell’ESCS di scuola, spaccatura Nord-Mezzogiorno e profonda disuguaglianza tra percorsi liceali e tecnici/professionali. |