Aintrepreneurship

Tra le tante forme di imprenditoria possibile c’è anche quella dell’Imprenditore per acquisizione. Ovvero persone, spesso manager, che entrano in un’azienda, la studiano, ne capiscono le inefficienze e le opportunità, per poi acquisirla e farla crescere. Una sorta di evoluzione dell’intraprenditore, ovvero di dipendenti che sviluppano imprese all’interno dell’azienda dove lavorano.

Qualcosa di simile sta accadendo nel mondo dell’IA.

Un esempio è Skyfall AI , startup fondata da Sam Pasupalak e Kaheer Suleman, che sta cercando di acquistare una piccola società B2B SaaS o e-commerce, per un valore massimo di circa un milione di dollari, e affidarne progressivamente la gestione a un sistema di Intelligenza Artificiale.

Pricing, marketing, assistenza clienti, finanza, operations. L’obiettivo è raddoppiare i ricavi in sei mesi, riducendo poco alla volta l’intervento umano e documentando pubblicamente quello che funzionerà e, soprattutto, quello che andrà storto. È un esperimento interessante perché porta alle estreme conseguenze un percorso che seguiamo ormai da qualche anno.

Prima abbiamo iniziato ad automatizzare singoli task. Scomponiamo un lavoro nelle attività che lo compongono e cerchiamo di capire quali possano essere affidate a una macchina. Poi sono arrivati gli agenti specializzati. Un agente programma. Un altro fa ricerca. Un altro gestisce campagne pubblicitarie. Un altro risponde ai clienti.

Da qui nasce anche l’idea delle One-Man-Unicorn, aziende molto grandi gestite da pochissime persone grazie a decine o centinaia di agenti virtuali.

Skyfall prova a saltare direttamente al passaggio successivo. Far gestire alla macchina il sistema nel suo complesso.

Secondo i fondatori, il vero limite degli attuali agenti emerge proprio qui. Un modello linguistico può essere molto bravo ad applicare conoscenze già apprese. Un’azienda reale, però, cambia continuamente.

Un concorrente abbassa i prezzi. Un cliente importante se ne va. Una campagna smette di funzionare. Arriva un nuovo prodotto. Cambiano i costi. Una strategia che ieri sembrava corretta oggi potrebbe essere diventata pessima. Un CEO lavora continuamente dentro questa incertezza. Prende decisioni con informazioni incomplete e spesso scopre se aveva ragione parecchio tempo dopo averle prese.

Per affrontare il problema, Skyfall sta sviluppando quelli che chiama Enterprise World Models, sistemi che provano a mantenere una rappresentazione dinamica dell’azienda e a prevedere come le decisioni prese oggi possano modificarla nel tempo.

Prima di usare soldi, clienti e concorrenti veri, hanno sperimentato questo approccio anche dentro RollerCoaster Tycoon. L’IA doveva gestire un parco divertimenti e massimizzarne i ricavi. Adesso vogliono vedere cosa succede quando al posto delle montagne russe ci sono stipendi, clienti e fatture.

Un esperimento che ricorda quello fatto dall’ingegnere Alex Reibman che aveva affidato per 24 ore un piccolo business a Saul, un agente basato su GPT-5.6. Gli aveva dato un Mac, un’app reale, 350 dollari e un obiettivo molto semplice. Far crescere il business. Saul aveva risposto comprando tester falsi, facendo spam, abbassando il prezzo fino a zero e riuscendo infine a perdere circa cento dollari senza produrre ricavi. Aveva ottimizzato la crescita senza capire davvero che cosa significasse costruire un’azienda.

Skyfall però sta provando a risolvere esattamente quel problema. Saul aveva ricevuto un obiettivo. Skyfall vuole dare all’IA un modello dell’azienda. La differenza sembra sottile, ma potrebbe essere enorme.

Gestire un’impresa richiede infatti di tenere insieme obiettivi che spesso entrano in conflitto. Aumentare i ricavi senza distruggere i margini. Ridurre i costi senza peggiorare il prodotto. Acquisire clienti senza compromettere la reputazione. Crescere oggi senza creare un problema che emergerà tra sei mesi.

Ed è forse questo il vero test dell’autonomia. Far scrivere una mail a un agente ormai impressiona poco. Far programmare un’app è sempre più normale. Lasciare che una macchina decida quanto far pagare un prodotto, dove investire denaro, quale cliente privilegiare e quale strategia abbandonare significa spostare l’IA dall’esecuzione alla gestione.

E a quel punto cambia anche la domanda sul futuro del lavoro. Per anni ci siamo chiesti quali dipendenti potessero essere sostituiti dall’Intelligenza Artificiale. Potremmo presto iniziare a domandarci anche quanto management serva in un’organizzazione dove gran parte delle decisioni operative viene presa da agenti.

Rimane poi un problema che Skyfall stessa riconosce. La responsabilità deve restare umana. Ed è una posizione comprensibile, oltre che prudente.

Produce però uno strano paradosso. Se una macchina decide il prezzo, modifica la strategia, sceglie come spendere i soldi, organizza le attività e governa l’impresa, mentre una persona resta lì soprattutto per assumersi la responsabilità delle conseguenze, il ruolo del manager cambia profondamente.

Forse uno dei lavori che resteranno agli esseri umani sarà proprio questo. Decidere quanto potere decisionale dare alle macchine, definire i limiti entro cui possono muoversi e intervenire quando qualcosa esce da quei limiti.

Una specie di management del management artificiale. Skyfall vuole capire se un’IA possa diventare CEO. L’esperimento potrebbe finire male. Potrebbe funzionare solo in parte. Oppure potrebbe scoprire che alcune decisioni sono molto più automatizzabili di quanto pensiamo.

In ogni caso, la domanda che lascia aperta è interessante. Se l’IA prende le decisioni e l’essere umano risponde delle conseguenze, chi sta davvero gestendo l’azienda?