
“Ancora respiro amore” potrebbe essere letto con il pensiero di Hannah Arendt, per la quale la natalità, la capacità di iniziare qualcosa di nuovo, è il miracolo che salva il mondo dalla sua stessa pesantezza. Ogni volta che diciamo “ancora respiro amore”, affermiamo che nonostante le rotture, nonostante la stanchezza della storia personale e collettiva, resta in noi un nucleo di possibilità. È l’amore come potenza generativa, come promessa di un nuovo inizio.
In questa frase potremmo anche rileggere certe pagine di Erich Fromm, per il quale l’amore non è un’emozione passeggera ma un’arte, una disciplina, una decisione che richiede cura, responsabilità e coraggio. Continuare a “respirarlo” significa continuare ad apprenderlo, come si impara un mestiere o una musica: con errori, dedizione e ritorni. L’amore non è ciò che capita, ma ciò che coltiviamo, e il fatto stesso di respirarlo ancora indica che non ci siamo arresi alla passività dell’epoca.