Gli Aztechi, la ruota e l’uso che facciamo dell’IA

Quando gli Aztechi arrivarono nella Valle del Messico, costruirono una delle civiltà più avanzate del mondo precolombiano. Coltivavano, combattevano, filavano cotone, mescolavano gomma con la linfa delle campanule per creare palle elastiche – un procedimento che in Occidente sarebbe stato scoperto solo nel XIX secolo. In assenza di metallo, lavoravano il vetro vulcanico di ossidiana per fabbricare armi affilate.

Eppure, non usavano la ruota.

Non perché non la conoscessero. I loro figli giocavano con giocattoli muniti di ruote. Piccoli animali di terracotta con quattro rotelle sotto. La tecnologia era lì, davanti ai loro occhi. Ma era un giocattolo. Non uno strumento.

Può sembrare assurdo, eppure non è poi così tanto diverso da quello che oggi stiamo facendo con l’IA. L’intelligenza artificiale generativa è oggi nelle mani di centinaia di milioni di persone. E la maggior parte la usa per “giocarci”.

Chiedere a ChatGPT chi vincerebbe tra un orso e un leone. Generare immagini buffe. Farsi riscrivere una mail. Fare una domanda che si potrebbe fare a Google.

“Ho giocato un po’ con ChatGPT” è una delle frasi che sento più spesso. Ovvero: abbiamo la ruota, ma la stiamo mettendo sotto i giocattoli.

Secondo l’AI Proficiency Report, il 70% dei lavoratori che usa l’IA è ancora nella fase “sperimentatore”: la usa per compiti basilari. Il 14% dice che il suo caso d’uso più prezioso è sostituire Google. Solo lo 0,08% la usa in modo davvero efficace.

Del resto è sempre stato così: quando arriva una tecnologia radicalmente nuova, il primo istinto è usarla per fare meglio le cose che facevamo già prima. Il telefono era un “telegrafo parlante”. L’automobile era una “carrozza senza cavalli”. Internet era “un fax più veloce”. Ci vogliono anni prima che qualcuno guardi lo strumento e pensi: e se lo usassi per qualcosa che prima non esisteva?

Con l’IA sta succedendo lo stesso. La usiamo per fare più velocemente quello che facevamo prima. Ma il suo vero potenziale non è fare le stesse cose più in fretta. È fare cose che prima non erano possibili.

La differenza tra chi usa l’IA come un giocattolo e chi la usa come una ruota sotto un carro non è tecnica. È di mentalità.

È chiedersi ogni giorno: cosa potrei fare con questo strumento che prima non potevo fare? Quale problema potrei risolvere? Quale lavoro potrei ripensare? Quale idea potrei realizzare?

Gli Aztechi avevano la ruota da generazioni. Ma nessuno si è mai fermato a chiedersi: e se la usassimo per qualcos’altro?

Non facciamo lo stesso errore. La ruota ce l’abbiamo già in mano. Sta a noi decidere se lasciarla sotto un giocattolo o usarla per andare da qualche parte.