Dal Cognitive Offloading al Cognitive Surrender: come l’IA impatta sul nostro cervello.

Il cognitive offloading – inteso in questo caso come la delega del pensiero – esiste da molto prima dell’Intelligenza Artificiale. Prendiamo appunti per non ricordare tutto. Usiamo la calcolatrice per non fare calcoli a mente. Il GPS ci evita di costruire mentalmente il percorso.

Con l’IA, però, possiamo delegare anche la scrittura, la sintesi, la ricerca, la formulazione di un’idea, la soluzione di un problema e, sempre più spesso, una parte del ragionamento stesso.

È un cognitive offloading all’ennesima potenza. Tanto che il MIT ha recentemente usato un’espressione ancora più forte per descrivere ciò che può succedere quando questa delega diventa automatica.

Cognitive surrender. Resa cognitiva.

Nel suo rapporto sull’uso dell’IA nell’educazione, il MIT descrive il rischio degli studenti che ricorrono all’IA «al primo accenno di difficoltà».

Ottenere immediatamente la risposta corretta può creare un’illusione di apprendimento. Pensiamo di aver capito qualcosa perché comprendiamo la risposta che la macchina ci mostra.

È una distinzione sottile.

Il cognitive offloading può essere una scelta razionale. Delegare alla macchina ciò che non serve più fare personalmente può liberarci tempo e capacità mentale.

Il cognitive surrender inizia quando smettiamo di scegliere cosa delegare.

Arriva un problema difficile e chiediamo all’IA. Dobbiamo scrivere qualcosa e chiediamo all’IA. Non capiamo un concetto dopo trenta secondi e chiediamo all’IA. Dimenticandoci però che quello sforzo che cerchiamo di eliminare è spesso la parte attraverso cui impariamo.

Uno studio del MIT Media Lab del 2025 su 54 partecipanti che scrivevano saggi ha rilevato nel gruppo che utilizzava un LLM una connettività cerebrale più debole rispetto a chi lavorava senza strumenti.

Gli autori hanno osservato anche minore capacità di ricordare quanto scritto e un minore senso di appartenenza rispetto al proprio testo. È uno studio ancora preliminare e circoscritto a uno specifico compito, quindi va letto con cautela.

Un’altra ricerca del MIT del 2026 ha trovato un paradosso ancora più semplice da visualizzare. Con l’aiuto dell’IA, le persone erano circa 21 punti percentuali più accurate nel riconoscere notizie false. Dopo quattro settimane, quando l’IA veniva tolta, la loro prestazione autonoma era però peggiorata di 15 punti rispetto all’inizio.

Con l’IA dunque performiamo meglio. La domanda è se, nel frattempo, stiamo diventando migliori anche noi.

Questa la differenza che dovremmo imparare a riconoscere. Delegare un compito può renderci più efficienti. Delegare continuamente lo sforzo necessario per imparare rischia di renderci dipendenti dalla macchina proprio nelle capacità che pensavamo di aver acquisito.

E l’illusione del sapere potrebbe essere persino più pericolosa dell’ignoranza. Perché quando non sappiamo qualcosa possiamo impararla. Quando crediamo di saperla, smettiamo persino di provarci.