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Il 91% delle grandi aziende ha già introdotto forme di governance per l’Intelligenza Artificiale.

Eppure, secondo un report pubblicato da Zapier basato su 548 director, VP e C-level di aziende americane con almeno 500 dipendenti, il 79% dei manager intervistati afferma che i dipendenti aggirano o bypassano quelle regole per riuscire a usare l’IA più velocemente.

  • Il 52% dice che il fenomeno è diffuso in tutta l’organizzazione, un altro 27% lo vede concentrato in alcuni team.
  • L’80% delle aziende ha processi formali di audit, ma il 28% ammette che le proprie AI Policy non vengono applicate in modo coerente.
  • Il 47% segnala più lavoro manuale o maggiori costi operativi, il 41% errori arrivati fino ai clienti e il 26% un impatto sui ricavi.

Zapier propone soprattutto di incorporare la governance direttamente negli strumenti e nei workflow, rendendo più difficile aggirare le regole.

A mio avviso però andrebbe aggiunto un altro livello: la formazione.

Possiamo scrivere una AI Policy di cinquanta pagine spiegando ai dipendenti cosa possono e cosa non possono fare. Se però l’IA permette loro di risparmiare ore di lavoro, prima o poi qualcuno troverà un modo per usarla comunque.

La questione diventa allora insegnare come usarla bene.

Prendere un processo reale, mostrare dove l’IA può entrare, quali dati possiamo darle, quali controlli servono, quando dobbiamo verificare il risultato e quando invece sarebbe meglio non usarla.

In questo modo lavoriamo anche sulla mentalità con cui viene adottata.

Le regole servono per definire i confini. La formazione serve a fare in modo che le persone capiscano perché quei confini esistono e riescano comunque a lavorare meglio dentro di essi.

In questa fase dell’adozione dell’IA, probabilmente abbiamo bisogno di entrambe. Solo che continuiamo a investire molto nelle Policy e ancora troppo poco nel mostrare concretamente alle persone come lavorare con l’IA.