Per anni, migliaia di giovani kenioti si sono guadagnati da vivere facendo i compiti universitari di studenti americani ed europei. Tanto che negli anni si è creato un vero e proprio settore.
Il New York Times racconta che, al suo apice, almeno 40.000 persone nella sola Nairobi venivano pagate per scrivere saggi e altri lavori accademici per studenti stranieri.
Uno di loro, Teresios Bundi, ha iniziato nel 2011 guadagnando 7 dollari per tre ore di lavoro. Nei dodici anni successivi stima di aver scritto più di 2.500 saggi, arrivando poi a creare una piccola attività con altri studenti e a chiedere tra 40 e 70 dollari per elaborato. Guadagnava, racconta, almeno cinque volte quello che avrebbe potuto ottenere lavorando nel settore della sanità pubblica per cui si era laureato.
Poi è arrivato ChatGPT.
E questo cambia tutto: uno studente che vuole delegare il proprio compito non deve più pagare decine di dollari a qualcuno dall’altra parte del mondo, può chiedere direttamente a una macchina di fare qualcosa di simile in pochi secondi.
Il lavoro di Bundi e soci è crollato. I prezzi sono scesi, gli incarichi sono diminuiti e molti degli ex academic writers hanno dovuto cercare altre forme di guadagno. Una delle poche attività rimaste consiste nel fare da “humanizer”, riscrivendo testi generati dall’IA per renderli meno riconoscibili come artificiali.
Per anni abbiamo pensato che scrivere, tradurre, analizzare, programmare, fare ricerca o produrre contenuti fossero attività “protette dall’automazione” perché richiedevano lavoro cognitivo.
Oggi una parte crescente di quelle attività può essere eseguita anche da una macchina.
Il caso del Kenya mostra cosa può succedere quando l’IA entra improvvisamente in un mercato del lavoro digitale costruito proprio sulla vendita di competenze cognitive. E riguarda dinamiche che possono estendersi ben oltre il ghostwriting accademico, verso molti altri lavori della conoscenza.
Questa storia mette anche in luce come l’IA non abbia inventato il problema dei compiti fatti da qualcun altro. Gli studenti delegavano già il proprio lavoro prima di ChatGPT. Solo che servivano soldi, piattaforme, intermediari e una persona disposta a farlo.
L’IA ha abbassato quasi a zero il costo e la difficoltà della delega. E quando il costo di fare qualcosa crolla, quella cosa può passare da eccezione a comportamento di massa.