Human Reserved e Token Tax: la soluzione di Bill Gates alla minaccia numero uno al mondo, l’IA.

In tutta la sua vita, Bill Gates dice di essere rimasto davvero stupito dalla tecnologia soltanto tre volte.

  • La prima nel 1980, quando vide per la prima volta un’interfaccia grafica. Quella tecnologia avrebbe portato al personal computer moderno e, qualche anno dopo, a Windows.
  • La seconda nel 2022, quando i fondatori di OpenAI andarono a casa sua per mostrargli una dimostrazione di quello che sarebbe poi diventato ChatGPT.
  • La terza quest’anno, quando ha osservato da vicino i progressi di Claude Code. Proprio la programmazione, il campo che Gates conosce meglio, gli ha fatto capire quanto velocemente stiano migliorando questi sistemi.

È interessante notare come due delle tre tecnologie che più lo hanno stupito in quasi mezzo secolo sono arrivate negli ultimi quattro anni.

Un dato che aiuta a capire perché uno dei più importanti tecnologi della nostra epoca abbia appena pubblicato un lungo articolo dal tono piuttosto allarmato e dal titolo perentorio: “The turbulent AI era is here. The choices we make now are critical”.

Per Gates l’IA può diventare il più grande strumento di uguaglianza mai inventato oppure una nuova enorme fonte di disuguaglianza. La differenza dipenderà molto dalle decisioni che prenderemo durante questa fase di transizione.

I rischi che individua sono soprattutto tre.

Il primo riguarda il lavoro. Gates pensa che molti lavori scompariranno definitivamente e che il problema riguarderà prima gli entry-level e i ruoli intermedi, per poi estendersi molto oltre. Vendite, customer service, software, attività legali, analisi dei dati e, con l’avanzare della robotica, anche una parte crescente del lavoro manuale.

Il secondo riguarda l’uso dell’IA da parte di criminali, governi e sistemi autonomi. Cyberattacchi, frodi, deepfake, sorveglianza, armi autonome, bioterrorismo e, in prospettiva, sistemi che potrebbero agire contro gli interessi di chi li ha costruiti.

Il terzo riguarda i bambini e le relazioni umane. Compagni virtuali sempre disponibili potrebbero ridurre quelle difficoltà, frustrazioni e interazioni reali attraverso cui impariamo a stare con gli altri. Lo stesso vale per la scuola, dove uno strumento capace di insegnare quasi qualsiasi cosa può anche permetterci di evitare una parte della fatica necessaria per impararla.

Gates propone quindi di iniziare a costruire nuove istituzioni nazionali e internazionali capaci di governare una tecnologia che attraverserà contemporaneamente lavoro, sicurezza, istruzione, fisco, energia, sanità, finanza ed elezioni. Le istituzioni attuali, sostiene, sono state progettate per problemi molto più circoscritti.

Poi introduce due idee ancora più concrete.

La prima la chiama “Human Reserved”.

Come esistono riserve naturali nelle quali potremmo costruire strade e palazzi ma scegliamo di non farlo, potremmo decidere di riservare alcune attività agli esseri umani anche quando una macchina sarebbe tecnicamente capace di svolgerle.

Gates parte da un’esperienza personale. Negli ultimi anni di vita, suo padre, malato di Alzheimer, fu assistito da caregiver capaci di comprenderlo anche quando lui non riusciva più a esprimere chiaramente ciò di cui aveva bisogno.

Secondo Gates, alcune forme di cura appartengono a quel territorio. Lo stesso potrebbe valere per un medico che comunica una diagnosi incurabile oppure per alcune attività nell’educazione e nella salute mentale. La macchina può avere la capacità tecnica di svolgere quel compito. La società può comunque decidere di lasciarlo a una persona.

La seconda proposta invece potremmo chiamarla “Token Tax”.

Oggi un’impresa che assume una persona paga imposte sul lavoro. Se acquista un robot o sostituisce attività umane con software e token di Intelligenza Artificiale, il trattamento fiscale può essere molto più favorevole.

Gates propone quindi di tassare token e robot. Il gettito potrebbe finanziare formazione, riqualificazione e una rete di protezione sociale più forte per chi perde lavoro, ore o reddito. La tassa avrebbe anche l’effetto di rallentare almeno in parte la convenienza economica della sostituzione immediata del lavoro umano. Gates precisa che dovrebbe essere progettata con attenzione per evitare di penalizzare utilizzi socialmente utili, come quelli in medicina e istruzione.

Secondo Bill Gates, nelle conversazioni private le persone che conoscono meglio questi sistemi sono molto più preoccupate di quanto appaia pubblicamente. Molti executive della tecnologia eviterebbero però di esprimere apertamente queste paure perché l’industria è impegnata a raccogliere quantità enormi di capitale.

Da anni raccontiamo il rapporto tra IA e lavoro oscillando tra entusiasmo e apocalisse. E continuo a pensare che trattare l’Intelligenza Artificiale soltanto come un nemico rischi di produrre la narrazione sbagliata. Gates però introduce una domanda diversa.

Potremmo avere macchine capaci di svolgere sempre più attività meglio e a un costo inferiore rispetto a noi. A quel punto dovremo decidere se tutto ciò che può essere automatizzato debba necessariamente esserlo.