Ciò che non ci uccide potrebbe renderci più stupidi.

Dopo l’arrivo di ChatGPT, gli studenti hanno iniziato a risolvere alcuni esercizi di matematica più velocemente e con risultati migliori. Quando però dovevano affrontare le prove sotto supervisione, senza poter ricorrere all’IA, le loro prestazioni peggioravano rispetto al periodo precedente.

È uno dei risultati raccontati in un recente articolo del New York Times , che raccoglie diverse ricerche su come l’Intelligenza Artificiale stia cambiando il nostro modo di imparare.

Nel primo studio, ancora preliminare, ricercatori dell’Università della California a Irvine e di McGraw Hill hanno analizzato dieci anni di attività su una piattaforma didattica. Hanno confrontato i problemi testuali, facilmente copiabili in un chatbot, con quelli che richiedevano di interagire con grafici e altri elementi della piattaforma.

Dopo il 2022, il tempo dedicato ai problemi più facilmente delegabili all’IA è diminuito nettamente. Il miglioramento nei risultati delle prove non sorvegliate si accompagnava però a un peggioramento nelle verifiche svolte senza aiuti. I ricercatori non potevano osservare direttamente l’uso dei chatbot, ma hanno individuato un andamento coerente con l’ipotesi che gli studenti stessero delegando anche il processo necessario a imparare .

Un’altra ricerca, condotta attraverso esperimenti che hanno reclutato complessivamente 1.222 adulti, ha osservato difficoltà anche nella perseveranza. Dopo brevi sessioni con un assistente, una volta tolto l’aiuto, i partecipanti risolvevano meno problemi e, in due dei tre esperimenti, rinunciavano più spesso a tentare una risposta. Sono effetti osservati nell’immediato ; quanto durino e come cambino con un utilizzo prolungato resta da capire.

Il neuroscienziato Adam Green, intervistato dal Times, propone una spiegazione legata alla nostra tendenza a risparmiare energie.

In termini evolutivi, ottenere un risultato consumando meno calorie poteva essere vantaggioso. La disponibilità di una risposta immediata incontra quindi una propensione molto umana. Se qualcuno, o qualcosa, può svolgere un compito per me, perché dovrei fare io quella fatica?

Quando stiamo imparando, però, proprio quella fatica può avere una funzione. Provare una strada, accorgersi che non funziona e cercarne un’altra ci permette di costruire una capacità. Delegando ogni passaggio, possiamo arrivare alla soluzione senza aver acquisito gli strumenti per tornarci da soli.

Nello studio di Middlebury College , 211 universitari hanno affrontato un compito di ricerca e scrittura, alcuni con accesso all’IA e altri senza. Una settimana dopo sono tornati per nuove prove, questa volta senza assistenza.

Il vantaggio iniziale di chi aveva fatto scrivere il testo all’IA scompariva nella prova successiva. Chi l’aveva usata per chiarire concetti e chiedere spiegazioni mostrava invece segnali di un apprendimento più duraturo. Gli studenti avevano scelto autonomamente come usare lo strumento, quindi questo confronto suggerisce una direzione senza dimostrare, da solo, che il metodo d’uso spieghi tutte le differenze.

È una scelta che facciamo ogni volta che apriamo una chat. Possiamo abituarci a ottenere risposte evitando il lavoro necessario a comprenderle, oppure usare quell’aiuto per affrontare un passaggio che da soli ci bloccherebbe.

La questione riguarda anche ciò che chiediamo all’IA. Farci spiegare un concetto, provare a riformularlo con parole nostre e chiedere dove il ragionamento non regge mantiene una parte importante del lavoro nelle nostre mani. Possiamo poi chiudere la conversazione e provare un esercizio diverso. È lì che cominciamo a vedere quanto di quella spiegazione siamo riusciti a fare nostro.