
(n.) Disturbo moderno caratterizzato da un’ossessione per il “sonno perfetto”, spesso alimentata dall’uso di dispositivi di monitoraggio del sonno. Il fenomeno, osservato per la prima volta da ricercatori statunitensi, descrive una situazione in cui il desiderio di raggiungere punteggi di qualità del sonno ideali diventa fonte di ansia, peggiorando paradossalmente la qualità del riposo.
Sarah El Kattan non aveva mai avuto problemi di sonno. Per anni, la 26enne di Francoforte si era addormentata serenamente, senza mai interrogarsi sulla qualità del suo riposo. Finché, come racconta il New York Times, non ha iniziato a seguire un popolare podcast sulla salute e ha scoperto l’importanza di ottimizzare il sonno. Da quel momento, il suo riposo è diventato un incubo: «Prima le palpitazioni, poi l’ansia. Ogni minuto che passavo sveglia era un altro minuto di sonno perso», confessa Sarah. Un’ossessione che ha paradossalmente peggiorato il suo riposo, trasformandola in una delle tante vittime dell’orthosomnia, ovvero dell’ossessione per il sonno perfetto.
Il termine “orthosomnia”, coniato nel 2017 dai ricercatori della Rush University Medical College e della Northwestern University, rappresenta perfettamente il lato oscuro della nostra epoca ossessionata dalla produttività. In un mondo dove tutto deve essere quantificato, misurato e ottimizzato, anche il sonno – una delle attività più naturali dell’essere umano – è diventato oggetto di una spasmodica ricerca della perfezione. Un fenomeno in crescita esponenziale, tanto che il mercato britannico dei dispositivi di monitoraggio del sonno, come evidenzia The Guardian, ha raggiunto un valore di 270 milioni di sterline, con previsioni di raddoppio entro il 2030.
Come scrive la dottoressa Katie Fischer, se chiedete a chi dorme bene cosa fa, vi risponderà «niente». Non pensa al sonno, è semplicemente stanco, va a letto e si addormenta. Invece, chi soffre di orthosomnia vive in uno stato di costante preoccupazione per i propri “punteggi del sonno”, controllando ossessivamente i dati forniti da smartwatch, anelli intelligenti e altri dispositivi di tracciamento. Un comportamento che, come evidenzia il Dr. Neil Stanley, autore di How to Sleep Well, non ha alcun senso pratico. Come osserva il New York Times infatti, la ricerca del sonno ideale può diventare una forma di perfezionismo malsano, un po’ come l’ossessione per l’alimentazione sana nota come ortoressia
L’orthosomnia è quindi il simbolo perfetto della contraddizione della nostra epoca: nell’ossessiva ricerca di ottimizzare ogni aspetto della nostra vita per essere più produttivi, finiamo per sabotare proprio quelle funzioni naturali che dovrebbero garantire la nostra efficienza. Un circolo vizioso che ci ricorda come, a volte, il modo migliore per raggiungere la perfezione sia semplicemente smettere di cercarla.
Fonte: The Guardian, Wikipedia, NCBI, SleepMatters, New York Times