Corrente #117: Overparenting

Overparenting

(n.) Tendenza, facilitata dalla tecnologia, dei genitori a controllare in modo eccessivo e costante i figli in ogni aspetto della loro vita, dalle attività scolastiche alle interazioni sociali, con possibili conseguenze negative per l’autonomia e la crescita dei bambini.

In una puntata della serie Hogan Knows Best incentrata sulla vita del wrestler Hulk Hogan e della sua famiglia, Hogan, in apprensione per la figlia Brooke, decide di tracciarla di nascosto inserendo un Tracking System nella sua auto così da poter monitorare in diretta ogni suo spostamento. Ovviamente, tanto la moglie di Hogan quanto gli spettatori sono allibiti dal suo comportamento. Ed effettivamente, tracciare la macchina della figlia era piuttosto anomalo nel 2005.

Da allora però sono passati quasi vent’anni e quell’anomalia… non è più così anomala. Anzi sono sempre di più i genitori che tracciamo i propri figli dando loro, già a dieci o undici anni smartphone con geolocalizatori così da poterli controllare o chiamare in qualsiasi momento.

Questo comportamento è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio e preoccupante: l’Overparenting. Definito dalla psicologa clinica Judith Locke come un eccesso di assistenza e responsività da parte dei genitori, questo fenomeno si manifesta in modi sottili ma pervasivi nella società contemporanea.

Immaginate un bonsai, curato con dedizione maniacale, protetto da ogni minaccia esterna. Sembra l’immagine della perfezione, ma in realtà è un albero che non potrebbe mai sopravvivere al di fuori del suo ambiente artificiale. Allo stesso modo, i genitori che praticano l’Overparenting, magari anche con le migliori intenzioni, rischiano di crescere figli incapaci di affrontare le sfide del mondo reale.

L’Overparenting si manifesta in vari modi: dall’eccessivo aiuto nei compiti scolastici alla pianificazione ossessiva del tempo libero, dalla lode smisurata all’intervento costante nelle relazioni sociali dei figli. I genitori arrivano persino a credere a tutto ciò che i loro figli dicono, mettendo in discussione l’autorità degli insegnanti o di altri adulti.

Nel particolare, questo fenomeno si manifesta in tre forme principali: iperprotettività, ipercontrollo e iperpermissività. Ognuna di queste forme può avere conseguenze negative sullo sviluppo del bambino e sulla sua capacità di diventare un adulto indipendente e sicuro di sé.

L’iperprotettività può portare a bambini che temono di esplorare il mondo senza l’approvazione dei genitori. L’ipercontrollo può generare ribellione e difficoltà nell’accettare l’autorità. E l’iperpermissività può portare a difficoltà nel gestire la frustrazione e nel rispettare i limiti.

Tutti e tre questi atteggiamenti hanno dunque dei risvolti negativi sull’educazione dei figli. Secondo uno studio del 2012, i bambini cresciuti in un ambiente di Overparenting mostrano una mancanza di resilienza, un senso di diritto esagerato, uno sviluppo inadeguato delle competenze di vita e alti livelli di ansia. In pratica, questi bambini diventano come bonsai: belli da vedere, ma fragili e incapaci di crescere in un ambiente naturale.

La dottoressa Locke suggerisce che i genitori dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di cinque competenze essenziali nei loro figli: resilienza, autoregolazione, intraprendenza, rispetto e responsabilità. Invece di cercare di rendere i propri figli felici in ogni momento o di proteggerli da ogni possibile difficoltà, i genitori dovrebbero permettere loro di affrontare sfide appropriate alla loro età.

In conclusione, l’Overparenting, facilitato dalla tecnologia moderna, rischia di creare una generazione di “bambini bonsai”: apparentemente perfetti, ma in realtà impreparati ad affrontare il mondo. La sfida per i genitori moderni è trovare un equilibrio tra protezione e libertà, tra cura e indipendenza. Solo così potranno crescere figli forti e autonomi, capaci di prosperare anche al di fuori del “vaso” protettivo della famiglia.

Fonti: CNBC, Psychologytoday