Per molto tempo abbiamo costruito la nostra identità professionale intorno alla domanda: che lavoro farai da grande?
Medico, avvocato, architetto, commercialista, programmatore.
L’idea implicita era che una professione, una volta scelta e imparata, potesse accompagnarci per buona parte della vita.
L’IA potrebbe rendere questo modello molto meno stabile.
Nel giro dei prossimi anni molte professioni continueranno a esistere, ma una parte crescente delle attività che le compongono verrà automatizzata. Altri lavori cambieranno radicalmente e altri ancora nasceranno senza che oggi ne conosciamo neppure il nome.
Nello scenario più positivo, questa enorme crescita di produttività potrebbe anche liberarci da una parte del lavoro che oggi occupa le nostre giornate.
E lì avere una passione diventerà molto più importante di quanto pensiamo. Perché il tempo libero ha valore solo se sappiamo cosa farcene.
Oltre al fatto che se molti dei lavori di domani devono ancora essere inventati, serviranno persone capaci di costruirseli.
E spesso le nuove professioni nascono proprio da qualcuno che prende qualcosa che ama, la unisce a una nuova tecnologia e trova un modo per trasformarla in valore per altri.
Una passione per la musica può diventare un nuovo servizio costruito con l’IA. Una passione per la storia può trasformarsi in un prodotto educativo. Una passione per il design, lo sport, la cucina, i videogiochi o l’artigianato può incontrare strumenti che permettono a una sola persona di creare ciò che prima richiedeva un’intera azienda.
Il problema è che gran parte del nostro sistema educativo continua a essere costruito intorno alla preparazione a un percorso professionale.
Anche un liceo, che per definizione non prepara direttamente a un mestiere, è pensato come tappa verso l’università e poi verso il lavoro.
Molto meno spazio viene dedicato a scoprire che cosa ci appassiona, a coltivarlo, a sperimentare interessi diversi e magari a trasformarli in qualcosa che prima non esisteva.
In un mondo del lavoro stabile aveva una sua logica.
In un mondo in cui le professioni cambiano più velocemente dei percorsi scolastici, rischia di diventare un limite.
Forse dovremmo smettere di chiedere soltanto ai ragazzi che lavoro vogliono fare da grandi. E iniziare a chiedere molto più spesso che cosa li appassiona abbastanza da voler continuare a imparare per tutta la vita. Perché quella passione, un giorno, potrebbe diventare proprio il lavoro che oggi ancora non esiste.