Mi ha sempre colpito il fatto che la parola “ergastolo” venga dal greco antico ergazomai, ovvero lavorare. Già nell’antica Roma infatti, il lavoro a vita era visto come una delle pene maggiori che si potessero infliggere all’uomo. E, in un certo senso, avevano ragione. Fare qualcosa che non ami, qualcosa che ti rende infelice, frustrato e brutto per il resto dei tuoi giorni, è molto simile a passare tutta la vita in prigione. Dall’altra parte invece, fare un lavoro che ti fa stare bene con te stesso e con gli altri e che valorizza il tuo talento è una delle cose più significative che possano accaderti.
La parola “ergastolo” venga dal greco antico ergazomai, ovvero lavorare. Già nell’antica Roma infatti, il lavoro a vita era visto come una delle pene maggiori che si potessero infliggere all’uomo.
Viviamo una volta sola e quando comprendi veramente questo concetto, non puoi accettare di passare la gran parte della tua vita facendo qualcosa che ti deprime. Non è un caso che molte delle persone che hanno seriamente rischiato la vita, una volta superato il trauma, hanno lasciato il loro lavoro per fare qualcosa che li gratificasse e li facesse sentire vivi ogni giorno.
Ad alcuni dei protagonisti delle storie che racconto all’interno di “Inventati il lavoro”, è andata proprio così. Dopo aver affrontato una malattia o un’esperienza negativa, si sono ripromessi che se l’avessero superata non avrebbero più passato un solo giorno della loro vita a fare un lavoro che non li facesse sentire vivi e li gratificasse come persone e come professionisti. E così hanno fatto. Hanno lasciato la loro avviata carriera da manager per realizzare il sogno della loro vita.
Stessa sorte è successa anche ad un altro personaggio che incontreremo più avanti: George Lucas. Quando il regista americano era un adolescente aveva la passione delle auto e delle corse. Il 12 Giugno del 1962, mentre guidava la sua Autobianchi Bianchina tra le strade di Modesto in California ebbe un incidente e la sua auto si schiantò violentemente contro un albero. Quando arrivarono i medici, Lucas non respirava più e il suo battito cardiaco era assente. Ma riuscirono a salvargli la vita. Dopo quell’evento drammatico, il regista decise che ogni giorno della sua vita sarebbe stato un giorno in più e si dedicò alla sua nuova passione, il cinema, che lo portò a dirigere Star Wars e ad essere uno degli uomini più ricchi di Hollywood.
Molte delle persone che si sentono frustrate per la loro vita professionale è perché non hanno mai avuto l’opportunità o il coraggio di seguire i propri sogni e fare qualcosa di gratificante da un punto di vista personale, professionale e finanziario. E questa è la sfida più grande per chi s’inventa un lavoro. Nella lingua tedesca c’è una parola meravigliosa che vuol dire sia professione che vocazione – beruf. Inventarsi il lavoro significa proprio trovare la tua beruf, la tua missione nella vita. Non significa solo fare soldi ma, prima di tutto, dare un significato alla propria esistenza.
In un celebre Ted Talk, Guy Kawasaki disse che making meaning – ovvero creare qualcosa che abbia un significato, un impatto positivo sulla tua vita e su quella degli altri – vuol dire cambiare il mondo e quando vuoi cambiare il mondo è molto probabile che tu finisca con il fare anche soldi (making money). Se invece pensi solo a fare soldi, non farai soldi, non avrai un impatto, non cambierai il mondo e fallirai.
Making meaning – ovvero creare qualcosa che abbia un significato, un impatto positivo sulla tua vita e su quella degli altri – vuol dire cambiare il mondo e quando vuoi cambiare il mondo è molto probabile che tu finisca con il fare anche soldi (making money).
Ed è vero, due delle cinque aziende più ricche al mondo, Facebook e Google, non sono nate per fare soldi. In principio Facebook, che ora ha una valorizzazione di mercato di centinaia di miliardi di dollari, non aveva né un prodotto vendibile, né un modello di business, e Google è nato come semplice motore di ricerca gratuito e senza pubblicità. In entrambi i casi i loro fondatori non li hanno lanciati per fare soldi ma per avere un impatto sul mondo e cambiare la vita delle persone. Sono partiti con il fine di creare un significato (making meaning) e sono finiti con il fare tantissimi soldi (making money).
Il punto quindi non è tanto amare quello che fai, o fare quello che ami, quanto piuttosto fare qualcosa che ti renda bello, qualcosa che dia significato alla tua vita, qualcosa che ti soddisfi, qualcosa che valorizzi il tuo talento. Un lavoro che ti esalti non che ti frustri e ti deprima. Un lavoro che ti permetta di diventare la miglior versione di quello che sei.
Seguendo questa ispirazione, quando ti stai inventando il lavoro, puoi scegliere tra quattro differenti approcci:
- Puoi fare soldi senza dare un senso alla tua vita, seguendo una mentalità molto Yuppie, anni ’80, dove i soldi contano più di tutto;
- Puoi non fare i soldi e non avere un impatto, e probabilmente fallirai ancor prima di cominciare;
- Puoi solo dare un senso alla tua vita senza fare soldi, seguendo una mentalità Hippy, anni ’60, nella speranza di trovare un domani un modo di rendere sostenibile il tuo lavoro;
- Puoi provare a cambiare il mondo e di conseguenza finire con il fare un sacco di soldi. Se puoi scegliere, io ti consiglio di seguire quest’ultima strada.