Come disse una volta lo scrittore americano Dale Carnegie: «Personalmente vado pazzo per le fragole con la panna; ma non so per quale strana ragione, i pesci preferiscono i vermi. Così quando vado a pescare, non cerco di adattare i loro gusti ai miei, ma mi rassegno ai loro gusti. Quindi non metto sull’amo fragole con panna, ma lombrichi o cavallette, e li butto ai pesci sperando che gradiscano». Seguendo questa brillante metafora, ti domando: perché non usare lo stesso buon senso quando stai “pescando” persone? Perché spendere soldi per produrre costose campagne pubblicitarie che la gente non vuole vedere? Perché non dare il giusto contenuto, nel giusto momento, alle giuste persone?
Il marketing non è solo una questione di cosa fai ma anche di dove, quando, come e, soprattutto, perché lo fai e per chi lo fai. Non riguarda lo sviluppo del prodotto, ma lo sviluppo della relazione con i clienti. La pubblicità può essere un ottimo strumento per creare valore, a patto che tu riesca a raggiungere e coinvolgere il pubblico giusto per te nel modo giusto, non qualsiasi pubblico in qualsiasi modo. La pubblicità non è qualcosa d’incentrato su di te, ma su di loro, o meglio su di te con loro. Non è una celebrazione del tuo ego che fai solo per te stesso. È qualcosa che fai per creare un dialogo con le persone, con il fine di dare loro qualcosa di utile e far sì che ti conoscano meglio.
La pubblicità non richiede necessariamente grandi budget, richiede grandi idee e una conoscenza profonda del tuo pubblico. Non è una questione di quantità ma di qualità.
In quest’ottica, la pubblicità non richiede necessariamente grandi budget, richiede grandi idee e una conoscenza profonda del tuo pubblico. Non è una questione di quantità ma di qualità. Non è una questione di quale azienda spende più soldi in pubblicità, ma come li spende. Molto spesso infatti, spendere troppo è peggio di spendere troppo poco.
All’inizio degli anni Ottanta, Aiazzone era uno dei mobilifici italiani più famosi e produttivi. La sua strategia di comunicazione era caratterizzata da un utilizzo massiccio della pubblicità televisiva. Cavalcando l’onda delle tv private italiane, Aiazzone produsse e mandò in onda talmente tanti spot pubblicitari da generare quello che viene definito l’effetto Aiazzone, secondo il quale un eccesso di pubblicità produce l’effetto opposto a quello desiderato: disaffezione, invece che fidelizzazione. L’eccesso di pubblicità di Aiazzone fu tale che il mobilificio fu costretto a togliere il marchio dai camion che effettuavano le consegne e con la fine degli anni Ottanta cominciò un lento declino fino alla chiusura definita dell’azienda nel 2011.