Privatizzazione della cosa pubblica.

L’idea, descritta nel romanzo T.E.R.R.A., di un mondo totalmente privatizzato in cui non esiste più la cosa pubblica e il governo dei continenti è passato nelle mani dei cinque conglomerati con la maggior valorizzazione di mercato, è piuttosto distante dalla realtà. Tuttavia la direzione verso cui sta andando il mondo potrebbe essere questa.

Negli ultimi tre decenni siamo passati da un’economia di mercato a una società di mercato, in cui il denaro filtra all’interno di ogni aspetto del comportamento umano e dove i mercati e i valori di mercato sono arrivati a governare le nostre vite come non era mai accaduto prima.

A partire dagli anni Settanta infatti, sempre più Paesi stanno vendendo, o svendendo a seconda dei punti di vista, i propri beni. Pensiamo al caso, emblematico, dell’Inghilterra. Tra il 1979 e il 1993, il governo britannico vendette due terzi dell’industria pubblica al settore privato. Dalla British Aerospace nel 1981 alla British Telecom nel 1984. Questo processo di privatizzazione e finanziarizzazione, riguarda tanto lo Stato quanto i suoi cittadini. Come scrive il filosofo statunitense Michael Sandel, negli ultimi tre decenni siamo passati da un’economia di mercato a una società di mercato, in cui il denaro filtra all’interno di ogni aspetto del comportamento umano e dove i mercati e i valori di mercato sono arrivati a governare le nostre vite come non era mai accaduto prima.

Ovvero stiamo applicando le regole del mercato privato alla nostra vita. E la nostra vita dipende sempre meno da istituzioni pubbliche e sempre di più da aziende private che, con le loro ingenti disponibilità economiche e i loro prodotti e servizi, colmano le lacune lasciate dalla cosa pubblica. Le aziende pagano le assicurazioni sanitarie ai propri dipendenti, sponsorizzano i musei che visitiamo, gli ospedali dove ci curiamo, la musica che ascoltiamo, i film che vediamo in televisione, le metropolitane che usiamo e le scuole dove ci formiamo o dove si formano i nostri figli.

A partire dagli anni Settanta infatti, sempre più Paesi stanno vendendo, o svendendo a seconda dei punti di vista, i propri beni.

Ed è proprio il settore della formazione dove stanno avvenendo alcuni dei più significativi contatti tra aziende private e istituzioni pubbliche. Pensiamo ad Amazon. Con il fine di garantirsi manodopera qualificata nel futuro, l’azienda fondata da Jeff Bezos sta lavorando già oggi con diverse scuole materne per stabilire le basi della formazione Tech. Questa ingerenza della cosa privata in quella pubblica è tale da aver portato la storica dell’università di Washington, Margaret O’Mara, a considerare gli USA la nazione Amazon. La Nazione A, per rifarci al romanzo.

Fonti:

  1. Loretta Napoleoni, Maonomics, Bur, 2013.
  2. Michael Sandel, What Money Can’t Buy: The Moral Limits of Markets, Allen Lane, Penguin, 2012.
  3. Karen Weise, Pushed by Pandemic, Amazon Goes on a Hiring Spree Without Equal, The New York Times, https://www.nytimes.com/2020/11/27/technology/pushed-by-pandemic-amazon-goes-on-a-hiring-spree-without-equal.html, 27 novembre 2020.