Corrente #73: Rewirement.

Un giorno di qualche anno fa passeggiando per un parco a Milano la mia attenzione è stata attirata da una piccola scritta in pennarello nero su muro rosso.

La scritta recitava: “Se ti penso troppo penso al ’68” una frase che mi ha inevitabilmente fatto pensare alla generazione dei Baby Boomer (chi è nato tra il 1946 e il 1964). Una generazione di persone che difficilmente riesce a lasciarsi alle spalle il glorioso passato che hanno avuto la fortuna di vivere e che, nel viverlo, ha in gran parte consumato il futuro delle generazioni dopo di loro.

Un passato segnato dal ’68, ma anche dalla Boom Economy e da una serie di condizioni culturali e materiali che mai si erano verificate nella storia e che forse mai più si verificheranno.

Tanto che sul sito UnHerd, il giornalista Ed West sottolinea come i Boomer siano stati baciati da una fortuna surreale, qualcosa che le generazioni dopo di loro non hanno mai nemmeno sognato: «Per quanto riguarda i più giovani, condannati a un’esclusione perpetua dal mercato immobiliare londinese, e costretti a vivere in una distopia in stile Black Mirror dove resta una traccia di tutto ciò che fanno, l’idea di pagare più tasse per garantire una pensione comoda alla generazione più fortunata della storia deve essere snervante.»

All’interno di questo scenario si inserisce il fenomeno del “Rewirement“, termine opposto a Retirement che indica la tendenza dei Boomer a re-inventarsi una vita professionale o personale a seguito del pensionamento.

Questo fenomeno, che di per sé non ha nulla di negativo anzi si basa su un’invidiabile vitalità, nasconde tuttavia alcuni lati oscuri.

Il primo è di tipo economico. Soprattutto in Italia infatti, anche a causa delle Baby Pensioni, viene da domandarsi se l’attuale sistema pensionistico possa essere sostenibile nel lungo periodo e quindi nasce spontanea la preoccupazione che sottolineava anche West nel suo articolo: non è che i giovani di oggi non solo si trovano a lavorare in un contesto economico molto più povero, tanto di soldi quanto di opportunità, rispetto a quello del trentennio glorioso 1945/1975, ma in più devono pagare le tasse per garantire ai Boomer la pensione con il rischio di non riuscire a percepirne una quando sarà il loro turno?

Per capire la gravità della situazione, basta pensare che nel 37% delle province italiane le persone in pensione superano quelle occupate con un record a Reggio Calabria dove i lavoratori attivi sono 67 ogni 100 pensionati. Contesto ulteriormente aggravato dal fatto che nel nostro Paese il gap salariale tra le generazioni è oggi raddoppiato rispetto al 1985 arrivando al 40% dello stipendio.

Questa idea di evitare il Retirement e abbracciare il Rewirement nasconde forse una volontà dei Boomer di rimanere “Forever Young”, per citare il titolo della meravigliosa ballata di Bob Dylan, menestrello per eccellenza dei Boomer

Il secondo lato oscuro invece è di tipo sociale. Questa incapacità dei Boomer di ritirarsi non rischia di soffocare le generazioni che sono venute dopo di loro? Tanto che, a tal proposito sulla Stampa Francesco Spini scrive: «Lavoro, salari troppo bassi e posti migliori in mano agli anziani, l’Italia è contro i giovani.»

E dunque questa idea di evitare il Retirement e abbracciare il Rewirement nasconde forse la volontà da parte dei Boomer di rimanere “Forever Young“, per citare il titolo della meravigliosa ballata di Bob Dylan, menestrello per eccellenza dei Boomer che a tutto quello di cui hanno goduto si aggiunge anche la migliore musica della storia.