Se non vomito parole fa male.

«Se non vomito parole fa male»
– sui muri di Milano

Come non pensare a Ludwig Wittgenstein che, con la sua enfasi sui limiti del linguaggio e sulla necessità di esprimere il pensiero, potrebbe interpretare ‘Se non vomito parole fa male’ come un’espressione della tensione tra ciò che può essere detto e ciò che si prova. Per Wittgenstein, ci sono aspetti dell’esperienza umana che sfuggono alla capacità descrittiva del linguaggio, ma il tentativo di esprimere queste esperienze in parole è un aspetto cruciale dell’esistenza umana. La frase potrebbe quindi alludere alla sofferenza causata dalla difficoltà di dare voce ai propri pensieri e sentimenti più profondi.

Scendendo a un livello ancor più psicologico, Sigmund Freud, con le sue teorie sulla psicoanalisi e l’espressione delle emozioni represse, potrebbe vedere ‘Se non vomito parole fa male’ come un riferimento al bisogno umano di esprimere pensieri e sentimenti repressi. Secondo Freud, la repressione di desideri e sentimenti può portare a disagio psicologico o malattia. Quindi, il ‘vomito di parole’ può essere interpretato come una necessità catartica di liberare le emozioni represse per evitare il dolore psicologico.