Sembrano passate tre decadi, e invece solo tre anni

Questo è uno screenshot di una classe del nostro corso “Prompt, Chi Parla?” di inizio 2023.

Da allora sono passati solo tre anni, che in termini di evoluzione tecnologica, sembrano tre decadi.

Se nel 2023 insegnavamo come usare GPT-3 attraverso Playground per scrivere brevi articoli a una decina di studenti, oggi – che siamo arrivati alla 42° edizione – gli studenti sono quasi 4.000, abbiamo GPT 5.5 e con l’IA possiamo scrivere interi libri, oltre che generare video, app, immagini, musica, tutto con una qualità indistinguibile da quella dei contenuti realizzati da un umano e una velocità di pochi minuti, se non secondi.

Una delle caratteristiche più uniche, straordinarie e per certi aspetti spaventose, dell’IA è proprio la sua velocità di evoluzione.

Una velocità che talvolta supera le reali possibilità di adozione, come nel caso dell’ultimo modello di Claude, Mythos, troppo potente per essere rilasciato.

Una velocità che lascia indietro ogni scetticismo. Non facciamo in tempo a dire, spesso con un certo livello di soddisfazione, che una tecnologia “non è alla nostra altezza” che subito esce una nuova funzione o un nuovo modello che ci costringe ad alzare la qualità del nostro lavoro.

Oggi nei nostri corsi insegniamo tecnologie che ci appaiono fantascientifiche. Eppure tra tre anni, rivedendo uno screenshot di una nostra lezione, forse ci sentiremo ancora così: spaesati ed entusiasti per i progressi vertiginosi dell’IA.