
Una frase che ha dentro la nostalgia di quando si torna tornati estranei senza più essere innocenti. Perché l’estraneità, quando arriva dopo l’intimità, non è mai davvero una distanza pura. È una distanza abitata. Ci si guarda come sconosciuti, ma con l’archivio segreto di chi sa ancora quale caffè prendeva l’altro, dove gli faceva male la vita, quale parola lo faceva sorridere.
Ed ecco allora che viene da pensare a Paul Ricoeur e alla sua idea di identità narrativa. Non siamo semplicemente ciò che siamo, ma anche il racconto che abbiamo costruito con gli altri. Quando una relazione finisce, non scompare: cambia status. Da presenza diventa racconto, da abitudine diventa memoria, da “noi” diventa una storia che ciascuno porta via in una versione diversa. E forse è proprio questo il dolore: non perdere soltanto una persona, ma perdere il testimone di una parte di noi.