
Otto appunti e riflessioni per ripensare la scuola ai tempi dell’IA.
1- Niente IA ai bambini prima delle medie.
E aggiungo: niente smartphone, social media, e videogiochi troppo immersivi. Prima di dare ai bambini tecnologie così potenti, dobbiamo dar loro le basi per poterle usare: consapevolezza, creatività, curiosità, sicurezza in sé stessi e immaginazione.
2- Meno tecnologia, più mentalità.
L’adozione dell’IA a scuola non è una questione di fondi o tecnologia ma di formazione e mentalità. Il corpo docente in Italia è il più anziano tra i Paesi dell’OCSE e l’Italia ha la quota maggiore di docenti ultra-cinquantenni. È inutile spendere miliardi in tecnologia se prima non si cambia la mentalità con cui la si usa. E l’unico modo per formare un corpo docente abituato a insegnare e ragionare allo stesso modo da decenni è promuovere una cultura della sperimentazione e dell’apprendimento continuo.
3- Tutor virtuale + Esperienze reali.
L’IA permetterà di dare a ogni studente un tutor personalizzato che gli permetta di imparare più cose, meglio e in meno tempo, assecondando le proprie inclinazioni e i propri tempi. Per evitare però che gli studenti perdano competenze relazionali e si isolino, il tempo risparmiato grazie a un apprendimento mirato andrebbe investito in attività pratiche guidate da docenti umani e pensate per sviluppare l’intraprendenza, la stima di sé e l’empatia.
4- Meno risposte, più domande.
Le risposte le darà sempre di più ChatGPT. Il “compitino” fatto bene. La ricerca impersonale. Le crocette messe nel posto giusto. Sono tutte cose su cui già ora la macchina ci surclassa. È impossibile e insensato pensare che gli studenti non usino l’IA per fare i compiti. È invece urgente e necessario cambiare il modo in cui stimoliamo il pensiero critico dei ragazzi. Va invertito il sistema di valutazione, passando dalla valutazione del risultato a quella del processo che ha portato a quel risultato. Premiare il ragionamento più che l’esecuzione. Potremmo chiedere agli studenti di usare ChatGPT per generare elaborati e poi a scuola stimolare l’argomentazione privilegiando le domande alle risposte.
5- Meno corsi, più percorsi.
Il mondo del lavoro cambierà sempre più velocemente. Molti studenti rischiano di iniziare una laurea che dovrebbe prepararli per un lavoro che, magari, quando si saranno laureati, potrebbe essere obsoleto. L’idea di “corso” standard, ingessato, dove si insegnano le stesse cose da anni, va necessariamente ripensata nell’ottica di un percorso in continuo aggiornamento.
6- Meno compiti, più sperimentazione.
I compiti sono un dramma. Soprattutto alle elementari. Tonnellate di compiti che costringono i bambini a stare seduti alla scrivania anche dopo le otto ore che già passano seduti a scuola. Con peraltro risultati paradossali: l’Italia è uno dei Paesi dove i bambini e le bambine passano più ore a scuola e fanno più compiti (3,3 volte superiori rispetto alla Francia e il 50% in più rispetto alla Finlandia), ma al contempo è uno dei Paesi con le performance peggiori (solo la metà degli studenti di 18 anni raggiunge un livello accettabile in Italiano e Matematica). Forse dovremmo dare meno compiti e lasciare più spazio alla sperimentazione.
7- Meno insegnanti valutatori, e più docenti mentori.
L’automazione non riduce il ruolo degli insegnanti: lo trasforma. L’IA può correggere compiti, preparare test e materiali. Questo significa liberare gli insegnanti da un lavoro ripetitivo e restituire loro la missione originaria: ispirare, stimolare, accompagnare. I docenti dovranno ripensare il loro ruolo. Passare dall’essere insegnanti (dal latino in-signare: mettere un segno) a docenti (dal latino docēre: mostrare), che ispirano con il loro esempio.
8- Il ruolo e la responsabilità dei genitori.
Qualsiasi cambiamento sarà inutile se non passa anche da un’educazione dei genitori. Se noi padri e madri non ci formiamo sulle opportunità e non ci informiamo sui rischi di questa tecnologia, se diamo ai nostri figli accesso a smartphone e social media alle elementari o alle medie, perché “tanto lo fanno tutti”, se non iniziamo a introdurre l’IA in famiglia aiutando i bambini a conoscerla per gradi, la scuola da sola potrà fare poco.