Sleeper Effect.

All’interno del saggio “The Art of Thinking Clearly”, Rolf Dobelli definisce lo Sleeper Effect come un bias per cui «nella nostra memoria, la fonte dell’argomento svanisce più velocemente dell’argomento stesso. In altre parole, il cervello dimentica rapidamente la provenienza dell’informazione (ad esempio, dal dipartimento di propaganda). Tuttavia, il messaggio (ad esempio, la guerra è necessaria e nobile) svanisce solo lentamente o addirittura permane. Pertanto, qualsiasi conoscenza che provenga da una fonte inaffidabile acquista credibilità nel tempo. La forza di discredito si dissolve più velocemente del messaggio.»

Detto in altre parole, quando leggiamo qualcosa ci ricordiamo il messaggio ma dimentichiamo la fonte. Il ché di per sé non costituirebbe un grosso problema, ma lo diventa nel momento in cui l’ecosistema da cui ci informiamo è sempre più inquinato da Fake News e messaggi populisti spesso esagerati o privi di fondamenti scientifici.

Quando leggiamo qualcosa ci ricordiamo il messaggio ma dimentichiamo la fonte. E questo è un problema se l’ecosistema da cui ci informiamo è sempre più inquinato da Fake News e messaggi populisti.

Oggi volta dunque che diciamo frasi come: «Ho letto questa ricerca ma non ricordo la fonte…» converrebbe fermarsi un attimo. Affrontare la fatica di ritrovare la fonte e poi, se la fonte è attendibile, allora diffondere il messaggio. Altrimenti rischiamo di diventare vettori di notizie false, o nella migliore delle ipotesi non attendibili.