La fatica d’immaginare il cambiamento.

Noi esseri umani abbiamo una capacità che nei millenni ci ha permesso di sopravvivere, evolverci e dominare questo pianeta. La capacità di adattarci velocemente ai cambiamenti. Cose che un tempo erano considerate normali sono oggi considerate un abominio (dalla schiavitù alla segregazione razziale). Così come cose un tempo considerate assurde sono oggi considerate normali (da controllare la posta cinquanta volte al giorno a girare sempre con un telefono in tasca).

Tuttavia, c’è un’altra capacità tipica di noi esseri umani e che non possiamo permetterci di perdere. La capacità di meravigliarci. La meraviglia, come ci ricorda Aristotele nella sua Metafisica, è quello che ha permesso agli uomini di cominciare a filosofare. È ciò che fa nascere in noi il senso critico, che ci fa fare domande e quindi ci porta a trovare risposte. Qualcosa di essenziale, ma che tuttavia stiamo rischiando di perdere.

La meraviglia, come ci ricorda Aristotele nella sua Metafisica, è quello che ha permesso agli uomini di cominciare a filosofare. È ciò che fa nascere in noi il senso critico, che ci fa fare domande e quindi ci porta a trovare risposte

Grazie a internet, abbiamo musica, cinema e informazioni a portata di click. E ci sembra normale. Quando invece è tutt’altro che normale. È straordinario. Ogni volta che facciamo una ricerca su internet, ogni volta che parliamo in video conferenza con una persona dall’altra parte del mondo, ogni volta che viene scoperta una nuova medicina per curare un nuovo male, ogni volta che un pozzo d’acqua viene aperto in una regione remota dell’Africa centrale, bisognerebbe fermarsi e mettere a fuoco lo stupore del cambiamento. Si dovrebbe vivere ogni giorno con gli occhi del fanciullino di Pascoli che scova la maraviglia in ogni dove per cogliere lo straordinario nell’ordinario.

La meraviglia è l’origine del pensiero creativo, persino la filosofia (Iride), secondo l’accezione raccontata da Platone nel dialogo Teeteto, è figlia della meraviglia (Taumante). Invece la direzione sembra quella opposta. Scivolare dall’impensabile al quotidiano dimenticandosi dello straordinario e dello stupore. Questo è il rischio maggiore del cambiamento: intendere il cambiamento come qualcosa di passivo. Subirlo o, semplicemente, trasformarlo in routine. Al contrario, all’interno della formula stessa di cambiamento sono contenuti concetti quali la visione, l’insoddisfazione per lo status quo e la creazione di nuovi processi fisici e mentali. Il cambiamento prevede una necessaria partecipazione attiva o, meglio, proattiva.

Dobbiamo fare nostra la fatica d’immaginare il cambiamento, sforzarci di pensare a come sfruttare il cambiamento per generare altro cambiamento. Impegnarci nel tendere sempre verso lo stupore.

Dobbiamo fare nostra la fatica d’immaginare il cambiamento, sforzarci di pensare a come sfruttare il cambiamento per generare altro cambiamento. Impegnarci nel tendere sempre verso lo stupore. Non possiamo dimenticare com’era il mondo prima del cambiamento, sia esso un cambiamento positivo o negativo. Perché è il passato che ci permette di meravigliarci del futuro. È un rapporto necessariamente dialettico. Se ogni tanto non guardiamo al passato e se diamo per scontato il futuro, finiremo per non accorgerci più di quello che ci sta davanti.