“Sono pessimista sulle probabilità, sono ottimista sulle possibilità.”
– Lewis Mumford
Un articolo, uscito di recente su FastCompany, offre due spunti interessanti:
- L’importanza dell’ottimismo in azienda.
- Perché l’ottimismo dovrebbe essere una Soft Skill da valutare durante un’assunzione.
Trovo interessante soprattutto il secondo punto: l’ottimismo come Soft Skill. Effettivamente l’ottimismo è contagioso, le persone ottimiste sono il 103% più propense a dare il meglio di sé sul lavoro e, soprattutto, tendono a proporre soluzioni e non cercare giustificazioni.
L’ottimismo è contagioso, le persone ottimiste sono il 103% più propense a dare il meglio di sé sul lavoro e, soprattutto, tendono a proporre soluzioni e non cercare giustificazioni.
Per comprendere l’importanza dell’ottimismo, pensiamo a quello che scrive Daniel Kahneman nel suo bestseller “Thinking, Fast and Slow”:
«Se ti fosse concesso di augurare qualcosa di bello a tuo figlio, potresti seriamente considerare di augurargli l’ottimismo. Gli ottimisti sono in genere più allegri e felici, e quindi simpatici a tutti, sono adattarsi con duttilità ai fallimenti e ai sacrifici, hanno una ridotta possibilità di ammalarsi di depressione clinica, sono dotati di un sistema immunitario più forte […] e hanno più probabilità di vivere più a lungo».
Tuttavia c’è un lato oscuro dell’ottimismo: quella che viene chiamata “positività tossica” ovvero accettare e mostrare solo emozioni ed esperienze positive.
Essere ottimisti non vuol dire ignorare le difficoltà ma al contrario vuol dire affrontare le difficoltà con la convinzione che possano trasformarsi in opportunità per creare qualcosa di innovativo.
C’è una frase del sociologo statunitense Lewis Mumford che sintetizza bene questa attitudine: sono pessimista sulle probabilità, sono ottimista sulle possibilità. Le probabilità non dipendono da noi. Accadono e non ci possiamo fare nulla. Le possibilità invece dipendono da noi. Siamo noi a farle accadere. E se abbiamo un approccio ottimista è più probabile che accadano.