L’IA replica il pensiero, non la nostra follia

Nella sua newsletter di fine anno, il filosofo Slavoj Žižek ha raccontato di aver visto un video deepfake di sé stesso generato dall’Intelligenza Artificiale. Un video in cui un suo sostituto virtuale, verosimile anche se non vero, parla di crisi idrica in Iran.

Il contenuto? Sostanzialmente corretto. Le argomentazioni? Fedeli al suo pensiero. Eppure, dice Žižek, chiunque lo conosca capisce immediatamente che è un falso.

«Non saluto con le mani ma le tengo saldamente incrociate in grembo. Parlo con una voce stabile, senza bruschi salti da una linea di pensiero all’altra, senza confusione, senza tirare su col naso, sputacchiare, senza toccarmi il naso con la mano.»

In altre parole: mancava la sua follia.

Quello che l’IA ha prodotto, scrive Žižek, è «una versione noiosa e corretta di me stesso». Il pensiero c’era. Ma senza la follia che lo rende vivo, autentico, suo.

L’Intelligenza Artificiale Generativa ha già oggi un quoziente di intelligenza superiore alla media umana (per quel che vale la misurazione del QI per un algortimo…). Eccelle nel ragionamento, nell’analisi, nella sintesi. È più brava di noi in molte attività che richiedono pensiero razionale e oggettivo.

Ma, come ci ricorda il computer scientist Donald Knuth, l’IA fallisce nel fare molte delle cose che noi facciamo senza pensare. Sono quelle cose che facciamo seguendo l’istinto più che la ragione. Alcune possono apparire insensate. Irrazionali. Folli.

La follia di Žižek, i tic, i salti logici, le interruzioni, non è un difetto del suo pensiero. È ciò che rende il suo pensiero riconoscibile come suo. È la firma dell’umano. L’IA può generare contenuti perfetti, coerenti, ordinati. Ma quella perfezione è anche il suo limite. È troppo pulita. Troppo corretta. Troppo prevedibile.

Žižek chiude la sua newsletter con un augurio: «Come quel tipo corretto, vi auguro un felice anno nuovo. Mentre la cosa folle che è in me vi manda tutti al diavolo.»

Ecco. Quella “cosa folle” è qualcosa che l’IA può simulare, ma non possedere. Forse il nostro vantaggio competitivo sulle macchine non sarà pensare meglio. Ma essere abbastanza folli da pensare diversamente.

Qui la newsletter: https://slavoj.substack.com/p/that-crazy-thing#footnote-2-182972072