Dario Amodei, CEO di Anthropic, chiede di rallentare lo sviluppo dell’IA per evitare che questa tecnologia possa, nel giro di pochi mesi, sfuggire dal nostro controllo.
In un raro impeto di solidarietà, tutti i principali attori del settore IA, da Sam Altman a Elon Musk, hanno appoggiato Amodei, dimostrando come il rischio di uno sviluppo troppo veloce e incontrollato dell’IA sia reale.
Donald Trump, però, ha respinto gli appelli a regolamentare il settore, proponendo la sua soluzione.
Il settore dell’IA ha già l’unico paletto necessario, «un presidente forte e intelligente (con un alto IQ)!».

Una risposta che evidenzia come l’IA sia ormai uno strumento politico ed economico, più che tecnologico.
Secondo Trump, infatti, «chi vince sull’IA, vince su tutto», con un chiaro riferimento alla corsa con la Cina nello sviluppo dell’IA.
È una concezione molto diversa da quella che normalmente adottiamo quando una tecnologia diventa sistemica.
Per l’aviazione abbiamo procedure, certificazioni e autorità indipendenti. Per i farmaci abbiamo test e controlli. Per la finanza abbiamo regolatori e standard condivisi.
Con l’IA, invece, una parte del dibattito sembra oscillare tra due estremi. Da un lato scenari apocalittici. Dall’altro l’idea che basti continuare a correre, confidando nella capacità di chi governa o di chi costruisce i modelli di intervenire se qualcosa dovesse andare storto.