E se la scuola non andasse innovata, ma solo restaurata?

Da anni parliamo di innovazione scolastica come se innovare significasse necessariamente aggiungere tecnologia.

LIM, tablet, computer, piattaforme digitali, app, IA.

Soprattutto alle elementari, però, forse quello che ci serve è proprio l’opposto.

Togliere tecnologia, non aggiungerla.

Togliere gli schermi e tornare alla scrittura a mano. Togliere una parte delle lezioni digitali e lasciare più spazio ai libri, ai disegni, ai lavori manuali. Togliere strumenti che danno subito una risposta e recuperare il tempo necessario per cercarla.

Così come imparare ad ascoltare una persona senza guardare uno schermo. Litigare con un compagno e trovare un modo per fare pace. Annoiarsi. Inventare un gioco. Disegnare qualcosa che non esiste. Fare domande alle quali l’insegnante magari non sa rispondere.

Sono tutte competenze molto antiche che però saranno sempre più utili in un mondo pieno di macchine capaci di leggere, scrivere, calcolare e rispondere al posto nostro.

Prima di dare ai bambini tecnologie molto potenti, dovremmo dare loro consapevolezza, creatività, curiosità, sicurezza e immaginazione.

Anche perché abbiamo già provato ad aggiungere molta tecnologia alla scuola. Nel 2024 le scuole americane hanno speso circa 30 miliardi di dollari in EdTech con risultati spesso marginali, nulli o negativi sull’apprendimento.

Potremmo arrivare al paradosso che l’incapacità della scuola di innovarsi potrebbe diventare il suo vantaggio più grande. A patto che accetti di non sapersi innovare e la smetta di fare innovazioni a metà (spendo soldi per la LIM ma non cambio il metodo didattico).