In futuro, per usare l’Intelligenza Artificiale, potrebbe non servire più saper leggere o scrivere.
Basterà parlare e guardare.
È un’esagerazione, ovviamente. Ma la direzione sembra essere questa.
Quando è arrivato ChatGPT, per interagire con l’IA dovevamo scrivere un prompt e leggere una risposta.
Poi è arrivata la voce e abbiamo iniziato a parlare con le macchine, ascoltando le loro risposte.
Ora OpenAI ha presentato GPT-6 con Intelligent UI, una nuova interfaccia che trasforma le risposte in esperienze visive e interattive.
Al posto di lunghi testi possiamo trovare immagini, grafici, diagrammi, pulsanti e persino piccoli strumenti creati sul momento per rispondere alle nostre domande.
E quindi, sempre meno parole da scrivere e leggere. Sempre più immagini da guardare e oggetti con cui interagire.
È un’evoluzione che rende l’IA molto più accessibile, anche a chi ha difficoltà con la lettura o la scrittura.
Ma apre anche un paradosso educativo.
Più la tecnologia diventa semplice da utilizzare, meno abbiamo bisogno di esercitare alcune delle competenze che ci hanno permesso di svilupparla.
Perché leggere e scrivere servono anche a pensare.
Quando scriviamo dobbiamo dare forma alle nostre idee, organizzarle, trovare le parole giuste.
Quando leggiamo dobbiamo seguire un ragionamento, interpretarlo, comprenderlo e magari metterlo in discussione.
Sono attività che richiedono tempo e fatica. Ed è proprio attraverso quella fatica che alleniamo il nostro pensiero.
Il rischio è che, nel tentativo di rendere tutto sempre più facile, finiamo per esercitare sempre meno queste capacità.
E quindi, mentre impariamo a costruire macchine che possono fare a meno delle parole, dovremmo preoccuparci di insegnare ai nostri figli perché quelle parole continueranno a essere così importanti. Anche quando, per usare l’IA, non serviranno più.