L’IA è ovunque. O forse no?

Sarà che da sei anni mi occupo solo di Intelligenza Artificiale Generativa, ma per me questa tecnologia è ovunque. Tutti ce l’hanno, tutti la usano e ormai è pienamente integrata nella mia vita lavorativa.

Poi però leggo report come State of Markets II di Andreessen Horowitz (a16z) e mi rendo conto che la realtà sia molto diversa.

Negli Stati Uniti circa la metà degli adulti utilizza chatbot basati su IA.

Ma secondo Gallup, ad agosto 2026, soltanto il 16% dei lavoratori americani utilizza l’IA ogni giorno nella propria attività professionale. Il 32% la usa almeno qualche volta alla settimana.

E la distanza aumenta quando passiamo dall’utilizzo occasionale a quello a pagamento.

Il report di a16z mostra che, secondo i dati sulle transazioni bancarie raccolti da PNC, appena il 2,2% delle famiglie osservate aveva un abbonamento a pagamento a servizi di IA nella primavera del 2026.

Anche nelle grandi aziende la situazione è meno avanzata di quanto immaginiamo.

Sempre secondo a16z, quasi il 30% delle società dell’S&P 500 dichiara un impatto quantificabile dell’IA, ma appena il 2% comunica indicatori che ne misurano sistematicamente i risultati nel tempo.

Insomma, tra aver provato ChatGPT e aver trasformato il proprio modo di lavorare c’è ancora una distanza enorme.

In Italia, per quella che è la mia esperienza, questa distanza è ancora più evidente.

Anche tra le persone che pagano ChatGPT o Claude, molte continuano a utilizzarli come fossero una versione più evoluta di Google.

Fanno una domanda, ricevono una risposta, chiudono la chat.

Quando invece potremmo già utilizzare questi strumenti in maniera molto più completa e agentica.

Creare agenti che conoscono il nostro lavoro, accedono ai nostri documenti, utilizzano strumenti e portano avanti interi processi sotto la nostra supervisione.

E qui vedo un’opportunità enorme.

Perché oggi chi utilizza l’IA quotidianamente per lavorare è ancora una minoranza.

Chi investe personalmente in strumenti avanzati è una nicchia.

Chi li sa utilizzare in maniera agentica, integrandoli nei propri processi di lavoro, appartiene a una nicchia ancora più ristretta.

Una nicchia nella nicchia nella nicchia.

Per questo continuo a pensare che, nonostante l’enorme velocità con cui l’IA si evolve, siamo ancora all’inizio della sua vera adozione. E che proprio questa lentezza rappresenti una delle maggiori opportunità per chi decide di imparare a utilizzarla oggi.

Perché mentre tutti parlano di Intelligenza Artificiale, sono ancora relativamente pochi quelli che hanno davvero cambiato il proprio modo di lavorare grazie a questa tecnologia.