Monopoli del passato, monopoli del futuro

Come ricorda Riccardo Bassetto nella sua newsletter , le aziende americane controllano circa il 90% della ricerca online e il 98% dei sistemi operativi mobile. Un predominio che si estende alle nuove tecnologie, a partire dall’Intelligenza Artificiale Generativa.

Questa concentrazione geografica si accompagna, in molti settori, al controllo di pochissime imprese. E la velocità con cui si consolida rende sempre più difficile intervenire.

Il procedimento americano contro il monopolio di Google nella ricerca online , per esempio, è iniziato nel 2020. La sentenza che ne ha riconosciuto il monopolio è arrivata nel 2024. Nel 2026 siamo ancora alle prese con ricorsi e applicazione dei rimedi.

Sei anni. Quando il procedimento è iniziato, ChatGPT non era ancora stato lanciato. Oggi discutiamo di agenti capaci di cercare, scegliere e acquistare al posto nostro. Nel tempo necessario a intervenire su un mercato, sono cambiate anche le modalità con cui potremmo accedervi.

Intanto, accanto all’IA generativa, si rafforzano altre concentrazioni. Nel cloud, secondo Synergy Research , nel secondo trimestre del 2026 Amazon, Microsoft e Google raccolgono insieme il 63% del mercato mondiale dei servizi di infrastruttura. Molte delle aziende che dovrebbero rappresentare il futuro della concorrenza devono quindi comprare capacità di calcolo dai protagonisti del passato.

Poi ci sono i processori per l’IA. Nvidia ha costruito intorno ai propri chip un intero ambiente software, CUDA, dal quale dipende una parte importante del settore. Già nel 2024 l’Autorità francese della concorrenza segnalava questa dipendenza, insieme agli ostacoli tecnici ed economici che rendono difficile cambiare fornitore di cloud.

In questi casi parliamo di posizioni dominanti e oligopoli, con caratteristiche diverse dal monopolio accertato di Google. Il problema comune è quanto diventi difficile costruire un’alternativa quando pochi operatori controllano le risorse necessarie per farlo.

La velocità della tecnologia amplifica questo vantaggio. Chi dispone già di capitali, infrastrutture e milioni di utenti può distribuire un nuovo servizio, integrarlo nei prodotti esistenti e renderlo parte delle nostre abitudini mentre le autorità stanno ancora cercando di capire come definirne il mercato.

Nel frattempo, ogni integrazione rende più costoso cambiare. Un’impresa adatta i propri processi, gli sviluppatori imparano a usare determinati strumenti, le persone affidano alla stessa piattaforma una parte crescente del proprio lavoro. Quando arriva una decisione, bisogna intervenire su dipendenze che si sono già radicate.

È così che i monopoli possono diventare quasi irrefrenabili. Il vantaggio accumulato in una generazione tecnologica finanzia e distribuisce quella successiva, permettendo agli stessi soggetti di occupare nuove posizioni prima che siano state riequilibrate le precedenti.

Continuiamo a immaginare l’innovazione come una forza capace di sostituire chi domina. Dovremmo considerare con altrettanta attenzione quanto possa aiutarlo a durare. Mentre cerchiamo di limitare il potere dei monopoli del passato, stiamo già costruendo il nostro lavoro e le nostre abitudini sulle infrastrutture di quelli del futuro.