Dots, Muse, Duet e il futuro agentico che ci aspetta.

Con OpenClaw abbiamo cominciato a familiarizzare con l’idea di un assistente capace di usare applicazioni, ricordare le nostre preferenze e portare avanti compiti anche mentre siamo impegnati altrove.

Nelle ultime settimane Meta ha presentato Muse , OpenAI i Dots e Anthropic ha aperto l’anteprima di Claude Duet . Prodotti diversi, con disponibilità e capacità differenti, che condividono una direzione piuttosto chiara: rendere accessibile a chiunque il lusso di avere un assistente a propria disposizione.

Possiamo scrivergli, parlargli, affidargli un obiettivo e lasciare che lavori. Prenotare un ristorante, organizzare gli appuntamenti, confrontare preventivi, preparare una fattura, controllare gli abbonamenti, chiedere un rimborso. Attività piccole, spesso noiose, che sommate occupano una parte considerevole delle nostre giornate.

Gli agenti sono oggi una delle applicazioni più utili dell’Intelligenza Artificiale. La possibilità di affidare a una macchina un compito concreto, seguendone il lavoro e intervenendo quando serve, può restituirci tempo e attenzione. E in alcuni casi può rendere accessibili attività che prima richiedevano competenze o risorse che non avevamo.

In un recente articolo sul New York Times , il giornalista Eli Tan racconta di aver affidato a Muse diverse attività della propria vita per due settimane. L’agente, chiamato Wren, ha telefonato alla sua assicurazione dentistica, fornito i dati necessari e aspettato in linea prima di passargli un operatore. Ha organizzato le spese in un foglio di calcolo, individuato e cancellato due abbonamenti duplicati e ottenuto un rimborso di 44,99 dollari.

Tan lo descrive come lo strumento di IA più utile che abbia mai provato. Per ottenere quei risultati, però, gli ha dato accesso a informazioni molto personali, comprese email e dati finanziari. Inoltre, Wren ha avuto difficoltà ad accedere ad alcuni siti e ha prodotto contenuti, come un podcast personalizzato, che funzionavano tecnicamente senza essere particolarmente piacevoli.

Il futuro della tecnologia sembra quindi prendere forma. Resta da capire quale ruolo vorremo avere noi al suo interno. Ci saranno davvero così tante persone che avranno bisogno di così tanti assistenti? E soprattutto, per farci cosa?

Un assistente disponibile a ogni ora è un lusso che oggi possono permettersi in pochi. Un po’ come una Ferrari. Renderla accessibile a tutti sarebbe un risultato straordinario, ma rimarrebbe da capire quanto sia adatta alle nostre esigenze. Una Ferrari richiede capacità di guida, spazio, manutenzione e cura. La sua potenza porta con sé un lavoro di gestione.

Qualcosa di simile vale per gli agenti. Per delegare bene dobbiamo sapere che cosa vogliamo ottenere, quali informazioni condividere, quali vincoli fissare e come valutare il risultato. Se ne utilizziamo diversi, dobbiamo anche distribuire i compiti, coordinare le attività ed evitare che producano lavoro sovrapposto o inutile.

Sono competenze che molte persone non hanno mai avuto bisogno di sviluppare. Finché facciamo qualcosa da soli, possiamo procedere anche attraverso intenzioni implicite e continui aggiustamenti. Affidarlo a qualcun altro ci costringe a renderlo comprensibile. Farlo con una macchina richiede inoltre di riconoscere quando un risultato plausibile contiene un errore.

Una tecnologia nata per semplificarci la vita potrebbe così aggiungere un nuovo livello di complessità. Potremmo ritrovarci a controllare notifiche, approvare operazioni e correggere iniziative che non avevamo chiesto. Persino a inventare attività per tenere occupati assistenti di cui non avevamo davvero bisogno.

Una grande tecnologia richiede competenze adeguate e finalità chiare. Avere qualcuno che possa lavorare per noi ventiquattr’ore su ventiquattro rende ancora più importante decidere quale lavoro meriti di essere fatto.