Microsoft ha sviluppato un sistema di Intelligenza Artificiale che, in una simulazione diagnostica, ha risolto l’83% dei casi medici complessi proposti, contro il 36% dei medici che potevano consultare fonti esterne e il 22% di quelli che lavoravano senza.
Il sistema si chiama MAI-DxO e, nello studio pubblicato su Science , coordina diversi agenti che formulano ipotesi, discutono possibili diagnosi e scelgono quali esami richiedere. Su casi tratti dal pronto soccorso ha raggiunto un’accuratezza dell’80%, contro il 47% dei medici, con costi diagnostici stimati inferiori.
Sono risultati importanti, da leggere nel loro contesto. Il confronto riguardava casi simulati e medici generalisti che lavoravano individualmente. Nella realtà, i casi più complessi coinvolgono spesso specialisti e gruppi multidisciplinari.
Intanto, altre ricerche mostrano quanto stia avanzando l’IA in medicina. Il modello ECgMLP ha raggiunto il 99,26% di accuratezza nella classificazione di immagini di tessuto endometriale del dataset studiato. Un risultato sperimentale che richiede ulteriori verifiche prima di tradursi nella pratica clinica.
In Svezia, invece, lo studio MASAI ha già valutato l’IA nello screening mammografico reale. Il suo impiego a supporto dei radiologi ha consentito di individuare il 29% di tumori in più e ridurre del 44% il carico di lettura delle mammografie.
Anche sul piano dell’empatia emergono risultati sorprendenti. In una ricerca pubblicata su JAMA Internal Medicine , alcuni professionisti sanitari hanno confrontato le risposte di medici e ChatGPT a 195 domande pubblicate su Reddit. Hanno preferito quelle del chatbot nel 78,6% delle valutazioni. Il 45,1% delle risposte dell’IA è stato giudicato empatico o molto empatico, contro il 4,6% delle risposte dei medici.

Lo studio misurava l’empatia percepita attraverso un testo, non la qualità di una relazione di cura. Le risposte del chatbot erano inoltre molto più lunghe. Ci mostra comunque quanto bene un modello possa simulare il linguaggio dell’ascolto e della comprensione.
Un medico può essere stanco, nervoso, sovraccarico, costretto a comprimere una conversazione in pochi minuti. È comprensibile. Un sistema capace di rispondere con pazienza può quindi apparire più empatico, anche senza condividere l’esperienza umana della persona che ha davanti.
Naturalmente, vorremmo poter contare su un medico competente, disponibile, capace di visitarci e seguirci nel tempo. Possibilmente aiutato anche da questi strumenti. Ma quanto è accessibile questa possibilità?
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità , nel 2023 circa 4,6 miliardi di persone non erano pienamente coperte dai servizi sanitari essenziali. Nel 2022, 2,1 miliardi affrontavano difficoltà economiche legate alle spese sanitarie.
In Italia, secondo l’Istat , nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a visite o esami specialistici necessari, soprattutto per attese e costi. Nello stesso anno, il 23,9% aveva pagato interamente l’ultima prestazione specialistica, senza rimborsi assicurativi.
Quando l’accesso alle cure dipende sempre più dalla possibilità di pagare, la domanda non è se sia meglio un medico umano o un’AI, ma se sia meglio un’AI rispetto a non avere alcuna assistenza.
Per chi resta senza assistenza, un sistema clinicamente validato, capace di orientare e riconoscere quando serve un intervento umano, potrebbe rappresentare un miglioramento enorme. Una risposta sbagliata o falsamente rassicurante, invece, potrebbe ritardare proprio le cure necessarie.
Meglio un AI Doctor o un NO Doctor? L’IA può contribuire a ridurre quel vuoto. Dovremmo usarla per portare assistenza a più persone, evitando che diventi l’alibi per riservare il tempo e la presenza di un medico umano soltanto a chi può permetterseli.