AI Replacement Dysfunction: l’ansia da sostituzione

Abbiamo la FOMO, la Fear Of Missing Out, quella forma di ansia sociale caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre persone, e dalla paura di essere esclusi da eventi, esperienze o contesti sociali gratificanti.

Abbiamo l’ansia da condivisione, l’ossessione di condividere il prima possibile sui Social Media tutto quello che facciamo, come se il non condividere un’esperienza ne intaccasse il senso. Perché farlo, se non posso condividerlo?

Abbiamo l’ansia da algoritmo, la sensazione di essere costantemente controllati, osservati e influenzati da algoritmi pensati per farci credere di volere quello che loro vogliono che noi vogliamo.

Abbiamo l’eco-ansia, l’ansia per il riscaldamento globale, che colpisce il 75% dei giovani tra i 16 e i 25 anni. Un’intera generazione spaventata da un futuro che sente inevitabilmente compromesso dalla crisi climatica.

E adesso abbiamo anche la AI Replacement Dysfunction (AIRD): l’ansia di essere sostituiti da un’intelligenza artificiale.

L’AIRD è un costrutto clinico proposto in una pubblicazione scientifica su Cureus dove i ricercatori la definiscono come una forma di disagio psicologico ed esistenziale vissuto da chi percepisce la minaccia, reale o temuta, di essere reso obsoleto dall’IA. Non si tratta di un disturbo psichiatrico classico, ma di una risposta emotiva profonda a un cambiamento che tocca qualcosa di molto personale: l’identità professionale.

I sintomi sono generalmente ansia, insonnia, senso di inadeguatezza, perdita di scopo, e pensieri intrusivi sulla propria carriera. Sensazioni che prendono forma in una delle cinque domande proposte dai ricercatori per approfondire questa teoria: «Faccio fatica a immaginare un futuro significativo nella mia carriera.»

Per contrastare questa, come altre, tipologia di ansia, forse il modo migliore potrebbe essere passare dall’impotenza all’azione. Passare da un approccio passivo, in cui subisco il fenomeno, a uno attivo, in cui lo cambio o lo valorizzo.

Nel caso della AI Replacement Dysfunction, passare all’azione significa studiare l’intelligenza artificiale generativa. Usarla ogni giorno. Pensare a come integrarla nel proprio lavoro. Sperimentare, sbagliare, riprovare. Immaginare nuovi modi di lavorare che prima non esistevano.

Non per diventare esperti di tecnologia. Ma per imparare a metterla al nostro servizio. E smettere di averne paura, solo perché non la si conosce a fondo.

Qui la ricerca completa: https://www.cureus.com/articles/407877-artificial-intelligence-replacement-dysfunction-aird-a-call-to-action-for-mental-health-professionals-in-an-era-of-workforce-displacement#!/