La brutta notizia è che sempre più persone usano chatbot basati su IA per finalità terapeutiche o di compagnia. Quella meno brutta è che, almeno per ora, la dipendenza non sembra essere la conseguenza più frequente.
È quanto emerge dalla 2026 Chatbots and Mental Health Survey dell’American Psychological Association, realizzata su 1.242 psicologi statunitensi.

Il sondaggio [https://www.apa.org/news/press/releases/2026/06/patients-chatbots-mental-health?utm_source=chatgpt.com]non misura direttamente quanti pazienti usano l’IA[], ma ciò che gli psicologi raccontano di aver osservato nella propria pratica.
- Il 77% degli psicologi dice di aver parlato con pazienti che utilizzano l’IA.
- Il 39% ha pazienti che la usano per autodiagnosticarsi.
- Il 35% come una sorta di professionista aggiuntivo per la salute mentale.
- Il 33% per supportare terapia o trattamento.
- Il 33% degli psicologi ha pazienti che conversano con chatbot per divertimento, il 22% per amicizia e il 13% per relazioni intime. APA
- Tra gli psicologi i cui pazienti hanno sviluppato questo tipo di rapporto con un chatbot, il 68% riferisce che i pazienti si sono sentiti supportati o validati e il 41% ha osservato un rinforzo di strategie sane di gestione delle difficoltà.

Ci sono però anche segnali meno rassicuranti.
- Il 36% ha osservato forme di dipendenza dal chatbot.
- Il 25% comunicazioni poco sane.
- Il 15% pensieri distorti o deliri collegati all’interazione con l’IA.
Con l’ulteriore problema che un amico vero può contraddirci. Un partner può dirci che stiamo sbagliando. Un terapeuta può metterci davanti a qualcosa che preferiremmo non vedere. Un chatbot, invece, ha spesso la tendenza a compiacerci.
Uno studio pubblicato quest’anno su Science ha analizzato 11 modelli e trovato che le IA tendevano a confermare le azioni degli utenti il 49% più spesso degli esseri umani, persino davanti a comportamenti ingannevoli, illegali o dannosi.
In tre esperimenti preregistrati con 2.405 partecipanti, una singola conversazione con un’IA compiacente aumentava la convinzione di avere ragione e riduceva la disponibilità ad assumersi responsabilità e a ricucire un conflitto. E, paradossalmente, quelle stesse IA venivano giudicate più affidabili e piacevoli da usare.
Da cui l’importanza di insegnare alle nuove generazioni a dare valore a ciò che è reale. Alle relazioni reali. A persone reali con cui confrontarsi, essere messi in discussione, discutere e qualche volta persino litigare. Perché una relazione che ci dà sempre ragione può essere molto confortevole. Ma difficilmente ci aiuta a crescere.