
(n.) Comportamento caratterizzato da acquisti compulsivi motivati dal timore di un futuro incerto o dalla necessità di gratificarsi in periodi di forte ansia esistenziale. Diffuso soprattutto tra Millennials e Generazione Z, il doomspending riflette una reazione a crisi globali, come cambiamenti climatici o instabilità economiche, e rappresenta un modo per affrontare l’angoscia percepita, anche a scapito di un risparmio a lungo termine.
Nel 1929, pochi giorni dopo il crollo di Wall Street che diede inizio alla Grande Depressione, un fatto curioso accadde nei grandi magazzini Gimbels di New York. Nonostante la crisi finanziaria appena scoppiata, si registrò un inaspettato aumento delle vendite di cosmetici. In particolare, il rossetto divenne un simbolo di resilienza femminile: economico ma gratificante, un piccolo lusso per sentirsi belle nonostante tutto. Questo fenomeno, noto come Lipstick Effect, dimostra come in tempi di crisi le persone cerchino conforto in piccoli acquisti accessibili.
Oggi, quasi un secolo dopo, assistiamo a un fenomeno simile ma amplificato: il Doomspending. Questo neologismo, nato dalla fusione di “doom” (rovina) e “spending” (spesa), descrive l’atto di comprare compulsivamente per il timore di non poterlo più fare in futuro o semplicemente per sentirsi meglio in un periodo percepito come particolarmente complicato.
Un recente studio di Credit Karma ha rivelato che il 43% dei millennials e il 35% della Generazione Z praticano il Doomspending come meccanismo di difesa. Molti giovani, bombardati quotidianamente da notizie su cambiamenti climatici, crisi economiche e instabilità geopolitica, reagiscono cercando gratificazione immediata negli acquisti. Sui social media, in particolare su TikTok, proliferano video di ragazzi che giustificano le loro spese eccessive con frasi come «Tanto il mondo sta andando a rotoli, almeno mi godo questi momenti».
Il Doomspending è in un certo senso la versione Gen Z della terapia d’acquisto, ma con una differenza fondamentale: non si tratta più di compensare una delusione momentanea, bensì di reagire a un’angoscia esistenziale pervasiva. L’impossibilità percepita di raggiungere obiettivi un tempo considerati normali, come l’acquisto di una casa o una pensione sicura, spinge molti giovani a concentrarsi sul presente, privilegiando gratificazioni immediate a scapito del risparmio per il futuro.
Questo comportamento sottolinea una preoccupante mancanza di fiducia nel domani. Il Doomspending diventa così non solo un sintomo di malessere economico, ma anche il riflesso di un vuoto più profondo nelle vite dei giovani. In un mondo percepito come instabile e minaccioso, l’acquisto compulsivo si trasforma in un effimero antidoto all’ansia, un modo per riaffermare il proprio controllo, anche se illusorio, sul presente.
Il fenomeno, alimentato dai social media e dalla facilità di acquisto online, rischia di intrappolare una generazione in un circolo vizioso di spesa e indebitamento. Tuttavia, proprio come il Lipstick Effect durante la Grande Depressione, il Doomspending potrebbe essere letto come un grido d’aiuto di una generazione che cerca disperatamente di trovare gioia e significato in un futuro che percepisce come negato.
La sfida per la società sarà quindi quella di ascoltare questo grido, offrendo ai giovani non solo educazione finanziaria, ma anche prospettive di futuro più concrete e rassicuranti. Solo così il Doomspending potrà trasformarsi da sintomo di disperazione a opportunità di riflessione collettiva sul mondo che vogliamo costruire.
Fonte: Bloomberg, Creditkarma, Vogue, Sky News