Flow. Per tutto il resto: IA

Lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi ha dedicato la vita a studiare la felicità. E ha scoperto che non la troviamo nel riposo, nel successo o nel denaro. La troviamo nel Flow: quello stato mentale in cui siamo completamente immersi in un’attività, al punto da perdere la percezione del tempo.

Secondo Csikszentmihalyi, il Flow si raggiunge quando due condizioni si incontrano: un alto livello di competenza (fare qualcosa in cui siamo bravi) e un alto livello di sfida (fare qualcosa che ci coinvolga davvero). Quando queste due condizioni si allineano, siamo nel nostro momento migliore. Concentrati, produttivi, realizzati.

Il Flow dovrebbe essere l’obiettivo di qualsiasi lavoro. Ma spesso non è così.

Spesso il nostro Flow viene interrotto. Da mail a cui rispondere. Call che potevano essere mail. Notifiche che ci tirano fuori dal pensiero. Documenti da compilare. Burocrazia. Report. Slide da formattare. Attività che non portano valore né a noi né a chi le riceve, ma che occupano la maggior parte della nostra giornata.

E qui entra in gioco l’IA.

La promessa più grande di questa tecnologia è infatti liberarci da tutte le cose ordinarie. Quelle che ci allontanano dal Flow. Quelle che riempiamo di tempo senza riempirle di senso.

Per delegare all’IA tutto quello che non crea valore, servono due cose:

  • La prima: conoscere molto bene gli strumenti IA più utili per le attività che facciamo ogni giorno. Non in astratto. Nel concreto del nostro lavoro, dei nostri processi, delle nostre giornate.
  • La seconda: scomporre il nostro lavoro in attività e processi, così da capire quali continuare a fare noi e quali delegare alla macchina.

E qui serve un criterio. Un metro per decidere cosa tenere e cosa lasciare andare.

Quel metro potrebbe essere proprio il Flow.

Tutte le attività che ci avvicinano a uno stato di Flow, quelle in cui siamo bravi, coinvolti, concentrati, vivi, quelle continuiamo a farle noi. Per tutto il resto, a tendere, ci sarà l’IA.