Meta brevetta l’IA che posta anche dopo la tua morte

Non è fantascienza. Non è Black Mirror. È un brevetto concesso a dicembre, firmato da Andrew Bosworth, CTO di Meta.

Il documento descrive un modello linguistico addestrato sui dati dell’utente (commenti, like, contenuti, interazioni) capace di “simulare” la sua presenza sulla piattaforma continuando a generare contenuti anche quando un domani non sarà più tra noi.

Meta ha dichiarato di non avere intenzione di sviluppare questa tecnologia. Ma l’ha brevettata dando così il suo contributo all’industria dei Deadbot, i chatbot capaci di replicare voce e pensiero dei defunti.

L’industria del Digital Afterlife sta crescendo rapidamente: cloni digitali dei defunti durante il festival del Tomb-Sweeping in Cina, “memorie interattive” con la voce di chi non c’è più negli Stati Uniti, busti robotici di persone scomparse.

Ma il brevetto di Meta è qualcosa di diverso. Non è un servizio pensato per chi resta, per elaborare un lutto o conservare un ricordo. È un sistema pensato per la piattaforma. Per non perdere engagement. Per non perdere contenuti o dati.

Una sorta di garanzia sulla continua produzione di dati, presenti e futuri. Come se tutto quello che viene scritto e condiviso ogni giorno da miliardi di persone non fosse abbastanza.

Del resto è sempre stato così: quando qualcosa è gratuito vuol dire che il prodotto in vendita siamo noi. Il nostro passato, ovvero quello che abbiamo condiviso, il nostro presente, ovvero le interazioni che abbiamo sui social, e adesso anche il nostro futuro, ovvero quello che a partire dai nostri contenuti verrà generato.