Prima si accende il cervello, poi si accende la macchina

Il nostro cervello è pigro. Per natura, tende a risparmiare energia ogni volta che può.

Se sappiamo che c’è qualcuno o qualcosa che può svolgere un compito al posto nostro, magari anche meglio di noi e più velocemente di noi, allora siamo naturalmente predisposti a risparmiare energia mentale e delegare un’attività che un tempo avremmo fatto noi.

Ed è qui che nasce uno dei problemi più sottovalutati nell’uso dell’IA: accendiamo la macchina prima di accendere il cervello.

Pensiamo che l’IA possa fare il lavoro per noi. Quando invece il risultato migliore arriva sempre quando iniziamo noi e poi chiediamo alla macchina di aiutarci a finire.

È una questione di sequenza, non di strumento.

  • Prima si ragiona sul problema, poi si chiede all’IA di risolverlo.
  • Prima si ha un’opinione, poi si chiede all’IA di argomentarla.
  • Prima si scrive una bozza, poi si chiede all’IA di migliorarla.
  • Prima si formula la domanda giusta, poi si scrive il prompt.
  • Prima si capisce cosa si vuole dire, poi si chiede all’IA come dirlo.
  • Prima si studia un tema, poi si usa l’IA per approfondirlo.
  • Prima si allena il pensiero critico, poi si allena il modello.
  • Prima si scrive il prompt, poi si chiede all’IA di eseguirlo.

Ogni volta che invertiamo l’ordine, non stiamo usando l’IA. La stiamo subendo.

E la differenza tra chi usa l’IA bene e chi la usa male spesso sta tutta qui: quale cervello decidiamo di accendere per primo. Quello artificiale o il nostro?