Corrente #98: Humblebragger.

C’erano una volta gli Influencer che affittavano un jet privato per pochi minuti, giusto il tempo di fare un selfie e pubblicarlo su Instagram. C’erano hashtag come #lambo per far sapere a tutti che stavamo facendo i soldi, anche quando non riuscivano ad arrivare a fine mese. C’erano le immagine «yassifate» per eliminare le imperfezioni e standardizzare i lineamenti. C’era la vita artefatta in stile sorelle Kardashian…

In una parola: c’era una volta la «Flex Culture», una cultura dove l’imperativo era «flexare», ovvero farsi vanto, di una ricchezza materiale che spesso era solo lontanamente in linea con la realtà. 

Poi però è arrivata la Pandemia, l’inflazione, la crisi economica e climatica, i licenziamenti, e tutto è cambiato. Sono emersi fenomeni come il «Goblin Mode», abbiamo iniziato a sentire un sempre maggiore bisogno di «Realness» e tutta quella patina artefatta da Social Media sembra essersi ridimensionata. 

Succede così che la «Flex Culture» iniza a mutare lasciando spazio ad altri fenomeni contemporanei come l’«Humblebragger», neologismo nato dalla fusione di due parole agli opposti, «humble» (umile) e «bragger» (spaccone), e utilizzato per indicare la sottile tecnica di lamentarsi e, al contempo, vantarsi.

Un po’ come quando fingiamo di essere stressati per il nostro nuovo lavoro e diciamo che non ne possiamo più di ricevere così tante chiamate, ma in realtà siamo felicissimi di tutta l’attenzione che stiamo ricevendo e moriamo dalla voglia di far sapere a tutti che stiamo finalmente avendo il successo per cui abbiamo tanto lavorato.

Non smettiamo dunque di flexare e vantarci. Semplicemente lo facciamo con più umiltà. 

Come il caso dei video «thrift with me» su TikTok: mostriamo comunque di indossare capi di alta moda da migliaia di euro, ma li abbiniamo a vestiti vintage che chiunque potrebbe permettersi. Facciamo comunque vedere che abitiamo in case lussuose, ma le usiamo come sfondo mentre facciamo un video su come fare ricette con gli avanzi del cibo della pantagruelica cena che abbiamo fatto con i nostri amici la sera prima.

Oppure come il fenomeno dello «Skinimalist» ovvero del trucco e della bellezza minimalista che sui Social ha superato per interessi e numero di visualizzazioni le eccessive mode estetiche pre-Pandemia. Oppure pensiamo alle abitudini apparentemente umili degli uomini più ricchi della terra. Dall’auto vintage di Warren Buffett alla casa da 50.000 dollari di Elon Musk.

Sono tutti esempi di come il fenomeno dell’«Humblebragger» metta in luce uno dei tanti paradossi della nostra epoca: le persone ricche sono sempre più ricche ma fanno di tutto per apparire umili e povere, mentre le persone povere sono sempre più povere ma fanno di tutto per apparire ricche.