Ad oggi, secondo me, l’asticella pende più sulla seconda ipotesi: siamo noi al servizio dell’IA.
Pensiamo a tutto il materiale umano che è stato utilizzato per allenare l’IA che usiamo ogni giorno.
Tonnellate di dati prodotti da noi esseri umani per mettere le macchine nelle condizioni di scrivere come noi, parlare come noi e pensare come noi.
Lavoro umano messo al servizio della tecnologia.
Oppure pensiamo a tutte le volte che algoritmi sempre più sofisticati influenzano le nostre scelte, portandoci ad acquistare un prodotto al posto di un altro, leggere un libro al posto di un altro o seguire una persona al posto di un’altra.
Pensiero umano messo al servizio della tecnologia.
E pensiamo anche a quanto contenuto viene oggi creato per piacere alle macchine e non alle persone. Post sui social media pensati per piacere a un algoritmo che selezionerà il materiale da proporre nel suo Feed, o articoli scritti per assecondare un algoritmo che migliorerà il posizionamento SEO.
Contenuto umano messo al servizio della tecnologia.
L’IA non ha imparato a scrivere, leggere e ragionare per magia. Ha imparato grazie ai contenuti umani che per decenni abbiamo condiviso su piattaforme come Reddit, Wikipedia, Facebook, e Instagram.
Non è un caso che chi ora è a capo delle IA più evolute, era prima a capo delle piattaforme più usate.
Sam Altman è stato CEO di Reddit. E poi ha lanciato ChatGPT.
Elon Musk ha comprato Twitter. E poi ha lanciato Grok.
E lo stesso vale per Google con Gemini e META con Llama.
Questo è lo stato attuale. E sul passato non possiamo fare niente. L’obiettivo per il futuro però potrebbe essere quello di invertire la rotta, e mettere l’IA al nostro servizio. E non viceversa.