Un domani potrebbe non esserci più mouse o tastiere con 104 tasti. Solo un’IA con cui interagiremo e che diventerà il filtro attraverso cui passerà ogni nostra attività. Non useremo più dieci applicazioni diverse. Useremo un’unica interfaccia che le userà per noi.
Chiederemo all’IA di aprire le cartelle del nostro computer, di scrivere i testi per noi, di analizzare documenti, prenotare viaggi, rispondere alle email, preparare presentazioni. Tutto a voce. Tutto con un unico intermediario.
Guadagneremo velocità, efficienza, accessibilità. Ma perderemo il contatto diretto con lo strumento. La comprensione di cosa succede dietro l’algoritmo. La possibilità di imparare sbagliando.
Quando scrivevamo a mano, sentivamo il peso delle parole. Con la tastiera, abbiamo guadagnato velocità ma abbiamo perso la calligrafia. Con l’IA, guadagneremo ancora più velocità. Ma cosa perderemo questa volta?
Forse la consapevolezza di quello che stiamo facendo. Forse il processo. Forse il piacere di fare le cose da soli, anche se più lentamente.
Ogni rivoluzione tecnologica ha semplificato l’interfaccia tra noi e le macchine.
Dalla riga di comando al mouse. Dal mouse al touchscreen. Dal touchscreen alla voce. Dalla voce a un singolo tasto con un asterisco sopra.
Meno gesti servono, più attività e competenze deleghiamo.