In Francia, un attacco informatico ha colpito i sistemi di refrigerazione di oltre quattrocento supermercati. Come racconta il New York Times , sono state coinvolte catene come Intermarché, Netto, Coopérative U e Monoprix.
In alcuni negozi i tecnici sono intervenuti in tempo. In altri, i dipendenti hanno dovuto buttare alimenti freschi e surgelati.
In pratica, già ora viviamo in un mondo in cui un singolo comando digitale può cambiare la temperatura del cibo che mangeremo.
Abbiamo collegato alla rete una parte crescente del mondo fisico. Frigoriferi, impianti industriali, magazzini, sistemi di pagamento, servizi bancari e infrastrutture da cui dipende l’operatività degli aeroporti. La connessione permette di monitorare, coordinare e intervenire a distanza. Quella stessa possibilità richiede però di proteggere ogni accesso, aggiornare i sistemi e sapere che cosa succede quando qualcosa viene compromesso.
Su questo mondo già connesso si sta innestando l’intelligenza artificiale.
Le fonti disponibili sull’attacco ai supermercati non documentano un suo impiego. Il caso mostra però quanto possano essere concrete le conseguenze delle intrusioni che l’IA contribuisce a rendere più rapide e accessibili.
Il National Cyber Security Centre britannico descrive un uso dell’IA che attraversa diverse fasi degli attacchi: raccogliere informazioni sui bersagli, cercare vulnerabilità, sviluppare codice dannoso e rendere più convincenti i tentativi di ingannare le persone. Prevede inoltre un aumento della frequenza e dell’intensità delle minacce.
L’accelerazione può riguardare anche debolezze già conosciute. Tra la scoperta di una vulnerabilità e la sua correzione esiste un intervallo durante il quale i sistemi rimangono esposti. Secondo il centro britannico, l’IA può ridurre ulteriormente il tempo necessario agli attaccanti per sfruttarlo.
Questa asimmetria dimostra come, da una parte chi attacca può adottare nuovi strumenti rapidamente, mentre dall’altra chi gestisce un supermercato, un ospedale o una rete di trasporti deve proteggere anche apparecchi installati anni prima, fornitori diversi e tecnologie che continuano a svolgere bene la propria funzione, pur essendo diventate vulnerabili.
Nel caso francese, Danfoss ha riferito che tra i sistemi coinvolti figuravano apparecchi obsoleti, non più aggiornati. Il CERT-FR ha richiamato un principio essenziale : le interfacce di gestione di questi impianti non dovrebbero essere esposte direttamente su Internet. Una misura elementare, diventata urgente dopo un danno molto concreto.
L’IA può aiutare anche chi difende, individuando debolezze e supportando la messa in sicurezza dei sistemi. Ma questa possibilità richiede investimenti, competenze e organizzazione. Il rischio è che la distanza aumenti proprio tra chi riesce a tenere il passo e chi continua a usare infrastrutture che nessuno aggiorna più.
Per questo la cybersicurezza dovrebbe entrare nel modo in cui progettiamo e acquistiamo gli oggetti, nella durata dell’assistenza che pretendiamo, nelle procedure con cui garantiamo la continuità dei servizi. Collegare qualcosa comporta una responsabilità che dura per tutta la sua vita.
Abbiamo imparato a misurare il progresso anche attraverso il numero di cose che possiamo controllare da uno schermo. Dovremmo dedicare altrettanta attenzione alla capacità di quelle cose di continuare a funzionare quando lo schermo finisce nelle mani sbagliate.